
06 Gen 2026 È morto Béla Tarr
Il cinema mondiale perde oggi una delle sue figure più rigorose e inconfondibili. È morto Béla Tarr: il regista ungherese aveva 70 anni. L’annuncio dall’Opera di Stato Ungherese e il Teatro Madách. Regista e sceneggiatore ungherese tra i più influenti del cinema d’autore è morto all’età di 70 anni, la notizia della sua scomparsa è stata resa pubblica attraverso comunicazioni ufficiali di importanti istituzioni culturali del Paese, che hanno confermato la perdita dell’artista.

È morto Béla Tarr: la vita e la morte
Il primo annuncio è arrivato dall’Opera di Stato Ungherese, che ha ricordato il regista Béla Tarr come una figura insostituibile dell’Ungheria, capace di portare il cinema magiaro al centro del dibattito internazionale. A seguire, anche il Teatro Madách ha espresso il proprio dolore, sottolineando quanto la sua opera abbia inciso non solo sul cinema, ma sull’intero immaginario artistico contemporaneo.
Sebbene il regista avesse abbandonato la regia nel 2011, dopo quello che lui stesso aveva definito il suo film conclusivo, Il cavallo di Torino, la sua presenza intellettuale non si era mai realmente dissolta. Il suo pensiero, la sua poetica e il suo rigore formale hanno continuato a influenzare cineasti, critici e studiosi di tutto il mondo. La sua scomparsa segna dunque non solo la fine di una carriera, ma anche la perdita di una visione radicale del cinema come esperienza sensoriale totale, lontana da ogni compromesso produttivo.
Nato a Pécs nel 1955, Béla Tarr aveva iniziato il suo percorso artistico muovendosi nell’alveo del realismo sociale, con opere fortemente legate al contesto politico e umano dell’Ungheria post-socialista. Col passare degli anni, il suo cinema si è progressivamente trasformato, abbracciando una dimensione sempre più astratta e filosofica, in cui il tempo e lo spazio diventavano elementi centrali della narrazione.
Film monumentali come Satantango, opera estrema di oltre sette ore, o Le armonie di Werckmeister, sono oggi considerati pilastri del cinema moderno. Attraverso lunghissimi piani sequenza, un bianco e nero spoglio e movimenti di macchina ipnotici, Béla Tarr ha raccontato mondi in disfacimento, comunità allo sbando e individui sospesi in un’attesa senza riscatto.
Dopo il ritiro dalla regia, Béla Tarr non aveva mai abbandonato il cinema. Si era dedicato all’insegnamento e alla formazione di nuovi autori, fondando una scuola di cinema a Sarajevo.



