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Michael: La recensione del biopic sul “Re del Pop”

Lo scorso 22 Aprile è uscito nelle sale italiane Michael, film diretto da Antoine Fuqua (Training Day, The Equalizer) che racconta la storia di Michael Jackson, dagli inizi della propria carriera tra le fila dei Jackson 5 fino alla fase da solista che lo ha portato a diventare uno degli artisti più celebrati della storia. Di seguito la recensione del film.

Michael: La trama del film

In Michael assistiamo alla storia travagliata del “Re del Pop”: partendo dagli albori della propria carriera come front-man dei Jackson 5 il giovane Michael dovrà scontrarsi con il padre manager burbero e tirannico, musicista mancato che obbliga i propri figli a estenuanti tour musicali e ad interminabili sessioni di prove, fino ad arrivare agli incontri che forgeranno la sua carriera da solista con figure come Quincy Jones e John Branca. Il film affronta i primi 30 anni della vita della superstar musicale, dal primo contratto discografico firmato per la Motown Records coi Jackson 5 fino al famoso concerto tenuto al Wembley Stadium di Londra nel 1988.

michael jaafar jackson

Michael: La recensione del film

Dopo essere stato rimandato per vari mesi, lo scorso 22 Aprile è finalmente arrivato nelle sale Michael il biopic su Michael Jackson diretto da Antoine Fuqua ed interpretato da Jaafar Jackson (nipote della superstar) qui al suo debutto sul grande schermo. Partiamo da qui, da quello che rappresenta probabilmente la parte migliore di Michael, la sorpresa più bella che l’opera di Fuqua ci dona. Interpretare un personaggio storico che in questo caso ha rivoluzionato il mondo discografico mondiale rappresenterebbe per tutti gli attori del mondo un impresa incredibilmente complessa e rischiosa, a maggior ragione se ad essere scelto fosse un attore debuttante nonché parente diretto del personaggio che si deve interpretare. Jaafar Jackson invece interpreta lo zio in maniera incredibilmente viva e convincente, l’impressionante somiglianza fisica che li lega (unito ad un trucco ben dosato ed efficace) ci dona una performance attoriale di tutto rispetto in cui è palpabile l’impegno del giovane attore a riproporre nella maniera più dignitosa possibile l’operato dello zio. L’amore e lo zelo che Jaafar Jackson ci mette non sembra però ben ricambiata dalle altre componenti filmiche.

La regia di Michael appare piatta e poco ispirata con Fuqua che non sembra volersi schiodare da uno schema di configurazioni d’inquadrature che si ripetono per tutto il film, scelta che ahimè non permette di offrire quel giusto respiro quasi epico al racconto della storia di uno delle personalità più influenti del secolo scorso. A ciò ci aggiungiamo una sceneggiatura manchevole delle giuste caratterizzazioni: per quanto in Michael era più che scontato che il focus del discorso fosse incentrato su Michael Jackson, la mancanza di un approfondimento su quei personaggi di contorno che però fungono da chiave delle evoluzioni della pop star gridano e non come vendetta. I personaggi dei fratelli, dei manager e dei produttori discografici che accompagnano la crescita del personaggio vengono relegati a figure sullo sfondo dell’inquadratura fagocitata dalla presenza mastodontica del protagonista. Il modo in cui il film NON descrive il sodalizio artistico che Jackson instaura con un gigante come Quincy Jones, mente dietro al grande successo dei primi album da solista del cantante (tra tutti Thriller e Bad), rappresenta una caduta di stile da cui è difficile rialzarsi. Inoltre, per quanto non sia difficile credere che Michael Jackson fosse stato una persona estremamente buona e compassionevole, dati i racconti delle personalità a lui vicine, e dell’estremo rispetto che egli nutriva per i propri fan nel film viene quasi descritto come una figura santa, che si circondava di animali esotici e non e che mai poteva pensare qualcosa di impuro. La caratterizzazione del protagonista si poggia troppo sull’idea di dover confezionare un prodotto atto a glorificarlo, a rendergli omaggio, cosa che è buona e giusta per carità ma che nell’economia di un film lascia a desiderare sotto l’aspetto dell’evoluzione dell’eroe.

Detto ciò il film è ricco di riproposizioni delle più grandi esibizioni del Jackson degli anni ’70 e ’80 che intrattengono piacevolmente ma che non lasciano lo spazio al come ci si arriva. Non si capisce il processo creativo dietro la scrittura dei pezzi musicali che hanno lanciato la figura di Jackson nel gotha degli artisti musicali. In ogni caso il film intrattiene e non annoia ma per una personalità così importante per la storia della musica il doversi accontentare di un film che non annoia sembra un peccato. Consigliabile di vedere il film in lingua originale per poter godere al meglio delle interpretazioni di Jaafar Jackson e del candidato all’Oscar Colman Domingo che portano sulle spalle l’intero film.

★ ★ ½

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Jacopo Di Santo
jacopo238disanto@gmail.com

Appassionato di Cinema e Sport, laureando al DAMS all'Università di Bologna e profondo amante e ammiratore di qualsiasi cosa venga ripresa con un carrello laterale.