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Pillion: recensione del film di Harry Lighton con Alexander Skarsgard

L’esordio alla regia di un lungometraggio di Harry Lighton è l’irreversibile Pillion, squisitamente queer e riscrittore dei canoni classici del film d’amore. VIsionato a Torino Film Festival 2025 e distribuito da I Wonder Pictures durante San Valentino dell’anno successivo, il film invita gli spettatori a scardinare i pregiudizi sulla forma che l’amore può assumere: non tutto nasce da un bacio e il principe azzurro può anche indossare un completo di pelle nera e arrivare in sella a una moto, pronto a portarci… a spasso. Ecco la recensione di Pillion, il film di Harry Lighton.

Pillion
Pillion recensione

Pillion: trama del film di Harry Lighton

Tratto dal romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones, il giovane regista inglese Harry Lighton debutta col suo primo lungometraggio con Pillion, arrivando così a presentarlo al Festival di Cannes (dove ha anche vinto il premio per la migliore sceneggiatura Un Certain Regard) e vincendo anche due British Independent Film Awards e un Gotham Independent Film Award.
Colin, timido e introverso, vede la sua vita piacevolmente travolta dall’incontro con Ray, carismatico e fascinoso leader di un gruppo di bikers. Tra i due si instaura presto una relazione BDSM che vede Ray nel ruolo del padrone e Colin in quelli del suo devotissimo sottomesso. Sarà l’inizio di una storia d’amore inconsueta e travolgente, che cambierà profondamente entrambi.

Pillion: recensione del film di Harry Lighton

Nel canone classico, il film d’amore ha un inizio ben delineato: si parte dal colpo di fulmine, per poi approdare a un fatidico bacio che suggella l’unione. E poi, la passione. In questa decade cinematografica casta, in cui le scene d’intimità sarebbero diminuite di gran lunga rispetto alle produzioni del secolo scorso, Pillion, prima opera lunga del regista britannico Harry Lighton presentata in Italia al Torino Film Festival, arriva con audacia, libertà e comicità elegante.

Il film si riappropria della cosìddetta commedia romantica inglese, ma in salsa queer e attraverso la dinamica del dominatore e il sottomesso. Colin, un Harry Melling folgorante, vive con quotidianità la malattia della madre e l’ottimismo forzato di un padre che lo trascina in un coro. Quando incontra Ray (Alexander Skarsgård), qualcosa scatta.

Il loro primo contatto avviene in un pub, dove Ray commette il peccato capitale: salta la fila. È l’inizio di un’attrazione basata sugli opposti. Ray è un motociclista che impone le proprie regole, e Colin è colui che accoglie l’autorità. Parte così un viaggio nel mondo dei kink e dei giochi sessuali, che riesce a condensarsi bene con gli ottimi momenti di ilarità.

Il film discute le sfumature del desiderio sessuale che non teme l’alterità, ma “gioca” d’intelligenza con le pratiche sessuali. Giochi di ruolo erotici e spazi dedicati dove i protagonisti e i bikers smontano se stessi e si rivelano come soggetti desideranti (o da desiderare). Colin e Ray sono, almeno alla base, due mondi inconciliabili: uno timido e l’altro freddo, riescono a fare della loro asimmetria la giusta sintonia per essere un “good boy“. Spogliarsi e praticare il BDSM diventa, per Colin, il luogo in cui si sente accettato e sicuro di se stesso, dove la sua propria fragilità viene infranta a favore di una riscoperta.

Il film si scaglia apertamente contro la mascolinità egemone, evitando di rappresentare i rapporti maschili sotto l’apparenza della fratellanza. Il gruppo di bikers queer che popola i boschi della pellicola non ha nulla della tipica estetica virile basata sulla forza bruta o sulla competizione.In Pillion, il sesso diventa politica, ma attraverso un’intesa e una seduzione consensuali e complici.

In definitiva, Pillion si rivela un film dalla regia pulita e raffinata, con una colonna sonora varia (pop con Betty Curtis e il malinconico Satie) e una narrazione politicamente accesa, riuscendo a fare e disfare il genere sessuale. Critica i modelli patriarcali e dona una prospettiva del desiderio libera e chiara. Noi siamo quel che decidiamo di essere.

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Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.