
25 Dic 2025 Mamma, ho perso l’aereo: recensione del film di Chris Columbus
A trentacinque anni dalla sua uscita nelle sale, Mamma, ho perso l’aereo continua a occupare un posto privilegiato nell’immaginario collettivo natalizio. Diretto da Chris Columbus e scritto da John Hughes, il film del 1990 è la commedia natalizia per eccellenza. Il trionfo di Macaulay Culkin e del Natale in casa. Ecco la recensione del cult Mamma, ho perso l’aereo, il film di Chris Columbus.

Mamma, ho perso l’aereo: trama del cult natalizio
Kevin McCallister è l’ultimo di una numerosa e caotica famiglia di Chicago, spesso ignorato, rimproverato e messo in disparte. Alla vigilia di Natale, a seguito di una serie di errori e distrazioni, i McCallister partono per Parigi dimenticando Kevin a casa. Inizialmente entusiasta della ritrovata libertà, il bambino si gode una quotidianità senza regole: televisione, cibo a volontà e totale autonomia.
Ben presto, però, la solitudine lascia spazio alla paura, soprattutto quando Kevin scopre che due maldestri ladri, Harry e Marv, stanno prendendo di mira le case del quartiere. Costretto a difendere la propria abitazione, il bambino mette in atto un elaborato sistema di trappole e stratagemmi che trasforma la casa in un campo di battaglia domestico, affrontando i criminali con intelligenza, fantasia e fin troppo coraggio.
Mamma, ho perso l’aereo: recensione del film di Chris Columbus
Mamma, ho perso l’aereo è il cult natalizio per eccellenza. La comicità slapstick e la malinconia di Kevin sono al servizio di un racconto che, sotto l’apparenza leggera della commedia, riflette sul senso dell’abbandono, sul bisogno di riconoscimento e sull’importanza dei legami. Kevin non è un bambino dimenticato a casa per errore: è un personaggio che rispecchia il desiderio di essere visti e ascoltati.
La prima parte del film lavora sull’euforia di Kevin. La sua libertà assoluta, il mondo a misura di bambino che si crea, dove l’assenza dei suoi genitori e dei suoi fratelli sembra un regalo. Ma, man mano che si avanza, il film ribalta la prospettiva, lasciando emergere il lato oscuro della solitudine: la casa diventa improvvisamente troppo grande, il silenzio opprimente e l’autonomia un peso difficile da gestire. È qui che il film trova il ‘colpo di genio’ emotivo, prima ancora di esplodere nella celebre sequenza delle trappole.
Il confronto con Harry e Marv, interpretati dai fenomenali Joe Pesci e Daniel Stern, è puro cinema corporale, un omaggio al cinema muto di Buster Keaton. Le gag sono estreme, crudeli, ma funzionano proprio perché nell’America in cui un bambino può permettersi di gestire una villa da benestanti tutta da solo.
Fondamentale e al tempo stesso iconico l’utilizzo del ‘giocattolo’ cinematografico da parte di Kevin. Il cinema dentro il cinema è usato nel film per spaventare, ingannare, creare realtà. La finzione diventa difesa, gioco, sopravvivenza. E quando l’illusione svanisce, resta il bisogno autentico di casa.
Rivederlo oggi non nasconde dei buchi e crudeltà narrative ancora discutibili, ma alla luce del ‘classico film per famiglie’, Mamma, ho perso l’aereo è un film che non è invecchiato. Continua a parlare allo spettatore con la stessa sincerità di allora, sull’importanza del rito natalizio in famiglia e sulle dichiarazioni d’amore al cinema americano.
★ ★ ★ ½
Leggi anche; I film da vedere a Natale



