
03 Feb 2026 Marty Supreme: recensione del film con Timothée Chalamet
Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival lo scorso autunno e in anteprima italiana all’ultima edizione del Torino Film Festival, è finalmente uscito in tutte le sale Marty Supreme il nuovo film di Josh Safdie, alla sua prima regia senza il fratello Benny, che vede protagonista un Timothée Chalamet in stato di grazia lanciatissimo verso il primo Oscar della propria carriera dopo aver trionfato ai Critcs’ Choice Award e ai Golden Globe.
Marty Supreme: la trama del film di Josh Safdie
In Marty Supreme assistiamo alle vicende di Marty Mauser, venditore di scarpe che lavora nel modesto negozio dello zio, che ha come ossessione l’ambizione di diventare il giocatore di ping pong più forte e celebrato del mondo, obiettivo per cui è disposto a pagare qualsiasi prezzo. Ambientato nella New York degli anni ’50 il film segue le rocambolesche disavventure di Marty protagonista di passioni proibite, scommesse in circoli illegali, truffe e ricatti. In Marty Supreme la storia si ispira liberamente alla vita del giocatore di tennis da tavolo realmente esistito Marty Reisman, vincitore di ben 5 medaglie di bronzo nei mondiali di detta disciplina.

Marty Supreme: la recensione del film con Timothée Chalamet
Quanto abbiamo creduto nel sogno americano ? Quante volte ci siamo detti “Se lavoro duramente posso raggiungere qualsiasi obiettivo ?” E quante volte ci siamo dovuti interfacciare con una realtà che invece ha preso questi propositi e li ha disattesi, rendendoci individui soli e disillusi ?
Marty Supreme racconta anche di questo ma è il modo in cui lo fa che lo rende uno dei migliori film di questo inizio 2026. Le avventure scapestrate di Marty Mauser, un Timothèe Chalamet inedito che si spoglia della sua aura di star hollywoodiana per interpretare un personaggio antipatico, egocentrico e manipolatore, si intrecciano in un contesto filmico che salta da un genere all’altro: dallo sport movie più tradizionale in cui seguiamo l’ambiziosa scalata al successo nel ping pong da parte del protagonista, al gangster movie fino a toccare le vette drammatiche del genere slice of life.
In Marty Supreme Il tutto è commistionato grazie ad un montaggio febbrile che non lascia allo spettatore un attimo di pausa e con la macchina da presa che non si stacca mai dai propri personaggi: né nei dettagliatissimi primi e primissimi piani, né nei momenti più action in cui il sapiente uso di camere a mano e carrelli ci permette di entrare nel vivo dell’azione.
Il film è spavaldo nel tentare di farci immedesimare in un personaggio negativo, disposto a prevaricare su qualsiasi persona che, volente o nolente, si oppone al suo obiettivo finale: che sia l’amica d’infanzia Rachel (Odessa A’zion) con cui instaura una relazione sentimentale adultera o l’amico Wally (un eccezionale Tyler, the Creator calato perfettamente nella parte) fido compagno di scommesse truffaldine nei circoli notturni, passando per l’attrice dei bei tempi andati Kay Stone (Gwyneth Paltrow) impegnata nel tentativo di rivitalizzare una carriera attoriale cristallizzata agli anni ’30 ma che non riesce a resistere al fascino maligno del giovane Marty.
L’opera non intende né moralizzare sulle azioni di una pletora di personaggi infidi e menzogneri né tentare di farci capire il loro punto di vista malato e disagiato. Safdie intende raccontarci, a modo suo, del crollo delle convinzioni individualiste che hanno permeato il modello di vita a stelle a strisce. Il nostro Marty viene deriso, sbeffeggiato e umiliato dalla sua stessa tracotanza quando incontra un “cane” più grande di lui, capace di ingoiarlo in un solo boccone ma che preferisce prima giocarci, vedere fino a dove l’orgoglio e la dignità dell’individuo possa resistere prima di arrendersi al mondo capitalistico.
Un mondo del capitale qui impersonificato dal personaggio del subdolo imprenditore Milton Rockwell (Kevin O’Leary), vero mostro divoratore di sogni e speranze, l’unico in grado di tenere testa all’ego di Marty e unico grande fautore del destino del giovane giocatore di tennis da tavolo, o almeno così sembra fino allo stupendo finale quando il nostro Marty riesce a superare l’ostacolo più alto di tutti, accettando la propria natura umile e facendo pace con una realtà che fin troppe volte ha tentato di piegare alle proprie fantasie.
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