
28 Feb 2025 L’arte della gioia: Perchè vedere la miniserie diretta da Valeria Golino con Tecla Insolia
La miniserie L’arte della gioia diretta da Valeria Golino è un audace adattamento dell’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza. Dopo l’anteprima mondiale al 77° Festival di Cannes, la serie, che racchiude un terzo del romanzo, è stata distribuita nelle sale cinematografiche italiane in due parti: la prima il 30 maggio 2024 e la seconda il 13 giugno 2024. Dal 28 febbraio 2025 L’arte della gioia debutta su Sky Atlantic e in streaming su NOW. Leggi l’articolo per scoprire perchè vedere L’arte della gioia.

L’arte della gioia, trama della serie con Tecla Insolia
La storia segue la vita di Modesta (Tecla Insolia), una donna nata in una Sicilia povera e patriarcale all’inizio del XX secolo. Fin dall’infanzia, Modesta manifesta un’indole ribelle che la distingue dalla sua famiglia e dalla comunità circostante. Dopo un tragico evento che la separa dalla sua famiglia, viene accolta in un convento per figlie dell’aristocrazia siciliana, dove diventa la protetta della madre superiora, Eleonora (Jasmine Trinca). Questo rapporto segna l’inizio di una serie di relazioni che Modesta intraprende nel corso della sua vita. Determinata a conquistare la propria libertà e felicità, Modesta sfida le convenzioni morali del suo tempo, vivendo amori con uomini e donne e affrontando qualunque sfida pur di determinarsi come unica monarca di se stessa.
Perchè vedere L’arte della gioia?
Trasporre un romanzo complesso come L’arte della gioia in una miniserie è stata una sfida ambiziosa. Valeria Golino, insieme agli sceneggiatori Luca Infascelli, Francesca Marciano, Valia Santella e Stefano Sardo, è riuscita a catturare la parte desiderata del romanzo, narrando perfettamente la libertà, l’erotismo femminile e la ricerca dell’identità.
La regia di Golino non è particolarmente virtuosa, ma porta una messa in scena classica con una cura meticolosa per l’ambientazione e la scelta del cast, essenziale e assolutamente folgorante. La fotografia di Fabio Cianchetti e le scenografie di Luca Merlini immergono lo spettatore nella Sicilia del secolo scorso. I costumi di Maria Rita Barbera aggiungono autenticità e ancora più eroticità ai personaggi.

Perchè vedere L’arte della gioia? La sensualità della autodeterminazione
Quando il cast cambia tutto
Se c’è un motivo per cui L’arte della gioia merita di essere visto sul grande schermo nella sua interezza, quel motivo ha un nome e un cognome: Tecla Insolia.
L’attrice si cala nei panni di Modesta con una presenza scenica consistente, portando sullo schermo l’essenza della protagonista del romanzo di Goliarda Sapienza. Modesta è sfuggente e ardente, un personaggio che sfida le convenzioni e che vive la propria esistenza con una fame insaziabile di libertà, conoscenza e piacere. Insolia riesce a trasmettere tutto questo attraverso uno sguardo che arde di desiderio e determinazione, un linguaggio del corpo che non si tira mai indietro davanti agli aspetti sensuali ed erotici, che hanno reso la visione curata e ancor più ricca dello scritto originale.
Uno degli elementi centrali della serie è proprio l’autodeterminazione della figura femminile mediato dall’erotismo e dalla sensualità femminile. Il corpo di Modesta diventa strumento narrativo: sono i movimenti che comunicano il suo profondo desiderio di vivere senza inibizioni, di affermarsi attraverso il piacere, attraverso l’arte della gioia. Le scene di intimità, mai gratuite, sono centrali nello sviluppo narrativo; l’intimità del corpo femminile diventa mezzo e spazio di autodeterminazione, in lotta verso l’oggetto passivo che si credeva essere – e che forse si continua a pensare.
La sua interpretazione è quindi da promuovere e lodare nella difficoltà di portare sullo schermo un personaggio così fuori dagli schemi senza renderlo né una semplice ribelle né una figura idealizzata. Tecla Insolia trova il perfetto equilibrio tra crudeltà e tenerezza: il lato opportunista e il bisogno autentico di amore e attenzione di Modesta emergono vividi nelle fisicità e espressioni dell’attrice classe 2004.
Accanto a lei, non possiamo totalmente evitare di nominare Jasmine Trinca, interprete della madre superiora Eleonora, mentre Valeria Bruni Tedeschi dà vita alla principessa Gaia Brandiforti con una presenza scenica imponente. Il cast maschile, tra cui Guido Caprino nel ruolo di Carmine, mette sullo schermo il perfetto bigottismo e forza patriarcale istintiva della Sicilia dell’epoca.
L’arte della gioia è una serie che invita all’esplorazione profonda dei desideri, delle ambizioni e delle conquiste dei propri sogni reali. La serie affronta temi rilevanti ancora oggi, e afferma la ricerca del proprio sè di fronte a qualunque ostacolo di genere e identità. Valeria Golino ha dichiarato che l’erotismo femminile è ancora un tabù nel cinema e nelle serie televisive, e attraverso questo progetto ha voluto rendere giustizia alla spregiudicatezza e alla profondità del romanzo di Goliarda Sapienza.
In conclusione, L’arte della gioia è una miniserie che merita di essere vista per la sua capacità di trasporre con ottimo linguaggio visivo e la ben fatta scelta di cast la prima parte del romanzo di Goliarda Sapienza, che sembra promettere una futura seconda stagione con un’ulteriore crescita del personaggio di Modesta, sempre più stratificato e affascinante nella sua crescita di donna al potere.



