
26 Mag 2026 Obsession: la recensione del film più sorprendente dell’anno
Il 14 maggio è uscito nelle sale italiane un nuovo film horror che sembra destinato a diventare un instant-cult. Obsession di Curry Barker è la prima opera del giovane regista dell’Alabama distribuita su larga scala nei cinema di tutto il mondo, frutto di una lunga gavetta compiuta su YouTube con il canale that’s a bad idea in cui girava sketch comici assieme a Cooper Tomlinson, qui presente come attore in un ruolo di supporto. Di seguito la recensione del film.
Obsession: la trama del film
In Obsession seguiamo le vicende di Bear Bailey un ragazzo sui vent’anni che lavora in un negozio di articoli musicali assieme ai propri amici Ian, Sarah e Nikki. Nei confronti di quest’ultima il giovane inizia a provare dei sentimenti che vanno ben oltre il semplice affetto amicale ma teme di non essere ricambiato. Trovatosi quasi per caso in un negozio misterioso acquista un bastoncino esprimi desideri, più per curiosità che per convinzione che possa funzionare. Dopo una serata passata con gli amici in un locale Bear accompagna Nikki a casa e, frustrato per non essere riuscito a confessare i suoi sentimenti alla ragazza, spezza il bastoncino esprimendo il desiderio che “Nikki Freeman mi ami più di qualsiasi altra persona nel mondo”. Le conseguenze di questo desiderio daranno vita ad un opera inquietante, angosciante e puramente folle.

Obsession: la recensione del film
È ormai assodato il trend che vede il cinema horror contemporaneo venir preso d’assalto da autori che arrivano da un background artistico fondato su un genere diametralmente opposto quale la comicità. All’inizio era ovviamente Jordan Peele, che dopo anni di sketch comici insieme al sodale Keegan-Michael Kay esordì al cinema con il film horror Scappa – Get Out (2017), per poi firmare altre pellicole come Us (2019) e Nope (2022); poi arrivò Zach Cregger con film come Barbarian (2022) e Weapons (2025), ora è il turno di Curry Barker con Obsession ma a differenza di Peele e Cregger il regista classe ’99 dell’Alabama arriva dal mondo di youtube e questo film rappresenta per lui il salto definitivo verso il cinema. Di registi che arrivano direttamente dal mondo di internet ci sono oramai parecchi esempi: i fratelli Philippou, registi di Talk to me (2022) e Bring her Back (2025); Michael Shanks, regista di Together (2025), Chris Stuckman, regista di Shelby Oaks (2025) e Mark Fischbach, in arte Markiplier, regista di Iron Lung (2026) capace di incassare ben 50 milioni di dollari sul suolo americano a fronte di un investimento di 3 milioni; senza poi dimenticare Kane Parsons, in arte Kane Pixels, che a giorni debutterà al cinema con Backrooms, diventando il più giovane regista a collaborare con una major come A24 a soli vent’anni.
A legare questi giovani cineasti non è solo il passato da content creator ma anche, e soprattutto, la scelta di lavorare sul genere horror. La società che viviamo tutti giorni cambia frequentemente ad una velocità innaturale, l’avvento dei social media e dell’intelligenza artificiale ha deformato radicalmente il modo in cui viviamo le relazioni sociali e non è quindi un caso che questi nuovi e giovani autori decidano di toccare con mano questi cambiamenti attraverso la chiave del racconto orrorifico.
Obsession, vero caso mediatico in questi giorni, è riuscito ad incassare circa 35 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di soli 1 milione di dollari generando un chiacchiericcio vigoroso sui social e sulle principali testate giornalistiche cinematografiche tale da renderlo, ad oggi, il caso cinematografico dell’anno. Ma come mai un film indipendente diretto da un regista quasi esordiente è riuscito a imporsi così veementemente ? La risposta, apparentemente banale, è che ci troviamo davanti ad un film di ottima fattura capace di saper dialogare con il pubblico in maniera diretta e viscerale.
La storia del film nasce da uno spunto narrativo che sia in campo letterario che cinematografico ha fatto scuola ossia il monkey’s paw, un espediente in cui un oggetto (maledetto o no) concede a chi lo usa il diritto di poter esprimere uno o più desideri ma con conseguenze nefaste per il malcapitato. In Obsession il protagonista Bear acquista un bastoncino esprimi desideri per esprimere il desiderio di essere ricambiato dalla ragazza che ama. “Desidero che Nikki Freeman mi ami più di qualsiasi altra persona del mondo”, una frase che, all’apparenza innocente e ingenua, apre le porte ad una serie di eventi orrorifici che costringono i protagonisti a doversi interfacciare con un realtà piegata da una volontà malata. Il desiderio di Bear ci pone davanti ad un dilemma etico-morale: cosa desideriamo veramente quando esprimiamo la volontà di essere amati ?
La natura del desiderio espresso palesa un’ossessione unilaterale che nulla ha a che fare con un sentimento sincero per l’altra persona, ciò che Bear desidera è di poter stare con una versione della donna amata che sia costantemente attratta dalla sua figura, impossibilitata a poter desiderare una vita senza di lui e, per quanto per tutta la durata del film il protagonista sperimenti un terrore viscerale nei confronti dell’indemoniata Nikki, egli non fa nulla per rompere l’incantesimo anche quando la vera Nikki riprende per un momento il controllo del proprio corpo e lo supplica di di terminare la sua agonia palesando ulteriormente il proprio egoismo.
La personificazione di tale ossessione che prende vita ci dona una nuova maschera del cinema horror destinata a diventare iconica già nel brevissimo periodo grazie soprattutto ad Inde Navarette attrice classe 2001 che qui ci dona una delle migliori interpretazioni dell’anno capace di suscitare una vasta di gamma di emozioni nel cuore degli spettatori, dall’orrore più puro ad una pietà struggente.
Barker muove la macchina da presa da regista navigato, preferendo delle inquadrature fisse volte scavare nella psicologia dei personaggi e dosando per bene gli scatti cinetici in prossimità dei momenti di più alta tensione regalandoci dei jumpscare da antologia. Da lodare il giovane cineasta anche per un montaggio teso, sempre sull’orlo di precipitare in un vortice di violenza e terrore. La tensione che riesce a costruire trasuda da ogni angolo di ogni inquadratura regalandoci finalmente un film horror innovativo e sorprendente. Speriamo vivamente di trovarci davanti ad un predestinato, un nuovo futuro maestro del genere che farà scuola; intanto per A24 si è messo a lavoro per il remake di Non Aprite quella Porta e sembra aver già terminato la lavorazione al suo prossimo film Anything but Ghosts. Non vediamo l’ora di sentire ancora parlare di questo talentuoso filmmaker.
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