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Sentimental Value: recensione del film di Joachim Trier

Dopo il Grand Prix Speciale della Giuria ottenuto a Cannes e le 9 nomination agli Oscar 2026, Sentimental Value di Joachim Trier arriva finalmente nelle sale come uno dei titoli europei più attesi dell’anno. Un film che conferma la traiettoria del regista norvegese, sempre più interessato a indagare l’intimità della famiglia e la memoria dei luoghi, ma che qui compie un passo ulteriore: sposta il baricentro dai personaggi allo spazio che hanno abitato. Ecco la recensione di Sentimental Value, il film di Joachim Trier.

Sentimental Value
Sentimental Value recensione

Sentimental Value: trama del film con Stellan Skarsgård e Renate Reinsve

La vicenda ruota attorno a una famiglia segnata da un lutto mai realmente elaborato. Dopo anni di distanza emotiva e fisica, i membri si ritrovano nella casa di famiglia a Oslo, costretti a confrontarsi con una decisione pratica, il futuro dell’abitazione, che diventa rapidamente un confronto con ciò che è rimasto sospeso nel passato. I dialoghi sono trattenuti, le tensioni affiorano più nei silenzi che nelle parole, e il racconto procede per accumulo di piccoli gesti, esitazioni e presenze ingombranti. Nulla viene risolto in modo netto, ma tutto viene messo in discussione.

Sentimental Value: recensione del film di Joachim Trier

Sentimental Value compone i legami familiari attraverso le mancanze fisiche e l’assenza di rumori. Lo spazio domestico di Nora e Agnes ha caratterizzato, per tutta la loro vita, le loro personalità e il punto da cui non riescono a staccarsi, È quindi merito dello scenografo Jørgen Stangebye Larsen se la meravigliosa casa protagonista assume il valore domestico non tanto lontano dal recente Here di Robert Zemeckis, ma neanche dai toni malinconici di September di Woody Allen.

Ma non è uno stile citazionista, quello di Joachim Trier. Sentimentale Value si compone di azioni che ricordano le tracce lasciate negli oggetti, superfici <<Sentirà dolore la casa?>> e leggerezza, quando sono assenti le persone che l’hanno riempita.

Eskil Vogt e Joachim Trier costruiscono una narrazione stratificata e accompagna lo spettatore verso tonalità differenti, costruendo un racconto che muta continuamente forma. Sorretto da un cast di grande compattezza, che riunisce Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value mette in scena situazioni in cui è facile riconoscersi, pur mantenendo fino all’ultimo il sentimento dell'”irrisolto” nei rapporti familiari.

Al centro del film si colloca il legame irrisolto tra Nora e Gustav, una relazione tesa, mai realmente affrontata, che va oltre le loro carriere. Lui è un regista affermato, lei un’attrice di talento, ma prima ancora sono due persone segnate da una perdita. Il loro conflitto affonda le radici in un passato condiviso, incarnato dalla casa dell’infanzia: uno spazio che conserva una perdita che diventa il punto polarizzante del dolore, del silenzio e dell’inquietudine che legano padre e figlia.

La casa quindi non parla, ma espone. Le tacche sul muro, i corridoi svuotati. I traumi, i fallimenti, i lutti incorporati nell’architettura stessa della casa. Joachim Trier interroga l’essere umano nel suo bisogno di rinchiudersi dentro quattro mura; cosa significa conservare? E il mantenere gli oggetti è una forma per ricordare o per non muoversi?

Sentimental Value ha l’enorme pregio di smontare l’idea della famiglia come luogo sicuro e mostra invece come lo spazio possa essere una trappola, un luogo che perpetua l’incomunicabilità dei rapporti tra genitori e figli.

La macchina da presa non invade mai lo spazio dei personaggi, e come se fosse la casa, ascolta e osserva gli amori e umori dei personaggi. Nel finale, nulla viene davvero rivelato. La casa rimane, ma il suo significato in qualche modo cambia. Sentimental Value diventa così una riflessione sull’abitare un luogo come forma di relazione e sulla memoria come spazio da attraversare nella crescita. La casa è un luogo che va percorso lentamente, giusto il tempo per depositare pezzi di sé, per ricordarci cosa siamo stati.

★ ★ ★ ★ ½

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Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.