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Buen Camino: recensione del film con Checco Zalone

Ad aprire le porte del Natale 2025 è Buen Camino di Gennaro Nunziante, con protagonista il comico e showman Checco Zalone, in coppia nuovamente col regista. Il precedente Tolo Tolo (2020), scritto da Paolo Virzì e Zalone e diretto da quest’ultimo, era stato l’ultimo successo in sala dell’attore barese, prima della pandemia Covid-19. Stavolta ad affiancare Checco ci sono la giovane Letizia Arnò e l’attrice spagnola Beatriz Ajona. Come sarà andato il ritorno in sala di Checco Zalone dopo 5 anni di assenza?

Ecco la recensione di Buen Camino, il film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone.

Buen Camino
Buen  Camino recensione

Buen Camino: trama del film con Checco Zalone sul Cammino di Santiago

Checco Zalone vive una vita agiata e comodissima e non potrebbe essere altrimenti visto che è l’erede unico di un ricchissimo produttore di divani. Spiaggiato in piscina con un numero imprecisato di filippini a servizio, una giovanissima modella messicana come fidanzata, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare; si direbbe una vita davvero invidiabile visto che non gli manca niente ma proprio niente.

Anzi no. Qualcosa gli manca. È la figlia minorenne Cristal. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della sua paternità provando a cercare la ragazzina, compito parecchio complicato visto che di Cristal e della sua vita non sa assolutamente niente.

Da un’amica riesce a farle confessare che la figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Scoprirà raggiungendola che Cristal ha deciso di percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela, 800 chilometri da camminare a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita, una distanza immensa da percorrere che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto ad intraprendere. Per sentieri assolati, montagne fredde e piovose, Checco proverà a ricostruire il rapporto con la figlia.

Leggi anche: Buen Camino, il trailer

Buen Camino: recensione del film con Checco Zalone

Erano cinque lunghi e interminabili anni che sul grande schermo non veniva proiettato un film di Checco Zalone. E probabilmente resterà ancora così. È Gennaro Nunziante infatti il regista del sesto film con protagonista Luca Medici, in arte Checco, che torna a fare quello che sa fare meglio: lo stupido.

È una peculiarità quello dei personaggi di Zalone di essere particolarmente ottusi, ponendosi oltre la satira politica e sprezzante dell’italiano medio. Non è quindi nè di Fantozzi nè diUn ragazzo di Campagna ciò di cui stiamo parlando, ma di un personaggio che appare per quello che è: un uomo di mezza età, cresciuto di rendita, e con un bel po’ di fortuna. È il soggetto a mettere in riga la rappresentazione di tale lusso sfrenato. Alla soglia dei 50 anni, infatti, anche Checco deve fare quel passo azzardato: visitare un urologo.

Nel mezzo di tutto questo, il racconto si sviluppa on the road e come un romanzo di formazione, dove un padre camminerà 800km per capire come essere una figura di riferimento e non di ‘sufficienza’ per la propria figlia. Cristal, sfuggente come le bollicine di champagne, ha deciso di intraprendere uno dei cammini più celebri dell’Europa per capire o forse domandarsi cosa, in fondo, è necessario nella sua vita. E questo il film lo racconta con stoltezza, evitando stereotipizzazioni, marchette e aggressioni ingiustificate, scegliendo di mostrare una figura della Gen z per quello che è: un individuo che vuole tornare a camminare.

Zalone non sfigura in coppia con la figlia, cui cede i dovuti momenti, e nemmeno con Alma, interpretata dalla ottima Beatriz Ajona. Alma si presenta come ‘coscienza’ o meglio, come la parte ‘pensante’ di Checco, necessaria a ricucire i rapporti tra un padre troppo perso e una figlia molto decisa. È questa ambivalenza che risalta infatti nei due personaggi protagonisti: se da un lato Cristal sembra non aver mai portato niente a termine, è risoluta e decisa nei toni.

Checco, al contrario della sua battuta Non ho fatto niente, ma l’ho fatto fino in fondo, emerge alla fine del Cammino come il personaggio con più domande di altri. Ognuno sembra aver intrapreso il Cammino per un motivo, ma lui è l’unico che l’ha finito e sente il bisogno di ricominciare: è forse questa la lente attraverso cui vedere Checco Zalone nel 2025?

Dopo Tolo Tolo, il comico italiano degli anni 2010 sembra di aver scelto di fare un passo indietro: si pone ora, come scrive Gianni Canova, al di sotto dello spettatore. Ma anche davanti la macchina da presa, estremizzando, instupidendosi ed esagerando quelle caratteristiche che lo hanno reso celebre. È quindi con Buen Camino che Checco Zalone compie la giusta decostruzione dell’italiano dei nostri anni, senza porsi mai al di sopra di una storia che, tutto sommato, riesce nell’intento di mostrare il Cammino di Santiago per quello che è: tante persone con tante domande che sperando di trovare almeno una risposta. Checco avrà trovato la sua?

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Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.