
02 Set 2025 Portobello, dal mito televisivo all’incubo giudiziario: il caso Tortora raccontato da Bellocchio
A Venezia 82 sono stati presentati in anteprima i primi episodi di Portobello, la nuova serie HBO Max diretta da Marco Bellocchio, in arrivo nel 2026.
Alla sesta giornata dell’82. Mostra del Cinema di Venezia, Marco Bellocchio torna fuori concorso con una serie destinata a riaprire una ferita ancora viva nella storia italiana. Portobello racconta la parabola di Enzo Tortora: l’uomo che negli anni Ottanta conquistò il pubblico come mito televisivo e poco dopo, divenne vittima di uno dei più gravi errori giudiziari italiani, simbolo della fragilità della giustizia e del peso dei media. Di seguito, la nostra recensione dei primi due episodi.
Portobello: Il successo televisivo e le prime ombre
Nel 1982, Enzo Tortora è al culmine della sua carriera. Conduce Portobello, seguito ogni venerdì da 28 milioni di spettatori, ed è appena stato insignito dell’onorificenza di commendatore della Repubblica dal presidente Sandro Pertini. Il programma, leggero e ironico, racconta e conforta un Paese ancora segnato da tensioni sociali, mentre il pappagallo della trasmissione diventa simbolo di leggerezza e spensieratezza.
Le prime sequenze mostrano Giovanni Pandico (Lino Musella), criminale della Nuova Camorra Organizzata e collaboratore del “Professore” Raffaele Cutolo, anch’esso detenuto. Pandico segue il programma dalla sua cella, osserva con crescente invidia il successo di Tortora e prova a contattarlo con diverse lettere, senza mai ottenere risposta. Questa attenzione quasi ossessiva segna l’inizio di un percorso che negli anni successivi travolgerà per sempre il conduttore.

All’interno del carcere, le tensioni tra i clan sono già molto forti. Il terremoto dell’Irpinia diventa l’occasione per regolare i conti tra i membri dell’organizzazione criminale: l’apertura delle celle e gli scontri tra detenuti provocano diverse morti. Questo porta le autorità a trasferire “il Professore” Raffaele Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, uno dei criminali più potenti e temuti d’Italia.
Pandico, vedendo in TV che molti dei suoi ex compari si sono pentiti, decide di collaborare con la giustizia. Durante gli interrogatori, fornisce i nomi di numerosi membri del clan e tra questi cita Enzo Tortora, accusato senza alcuna prova concreta. Le sue parole, “Non sono un pentito, sono un dissociato”, innescano un meccanismo giudiziario spietato che trascinerà Tortora in una vera e propria via crucis.
Portobello: L’arresto e la gogna mediatica

Il 17 giugno 1983, i carabinieri bussano alla porta dell’albergo in cui Tortora soggiorna. L’uomo pensa a un errore, ma è solo l’inizio di un’odissea. La stessa Rai che lo aveva celebrato non esita a trasmettere le immagini delle manette, trasformando l’amato conduttore in imputato agli occhi del pubblico.
Il sistema mediatico, che fino a poche ore prima lo celebrava, ora contribuisce a costruire un’immagine di colpevolezza, creando un clima di sospetto e isolamento per Tortora. La leggerezza del venerdì sera lascia il posto a una drammaticità totale, e il mito televisivo inizia la sua caduta pubblica e personale.
In questi primi episodi della serie di alternano sequenze televisive e carcere, mostrando parallelamente il mondo dello spettacolo e le tensioni interne ai clan. Bellocchio descrive con precisione la quotidianità dietro le sbarre: dettagli apparentemente innocui, come i centrini ricamati da un detenuto, diventano simboli della fragilità e dell’assurdità del sistema.
Il passaggio della televisione dal bianco e nero ai colori saturi degli anni ‘80 viene mostrato come un pezzo di storia italiana, raccontando come un uomo pubblico, amato da tutti, possa diventare vittima di un errore giudiziario, intrappolato in dinamiche criminali, media e giustizia.
Portobello: Fabrizio Gifuni il volto e l’anima di Tortora
Fabrizio Gifuni è il cuore pulsante della serie: restituisce la compostezza pubblica, le fragilità private e lo smarrimento di Tortora di fronte a un’accusa infondata. Lino Musella interpreta Giovanni Pandico, il dissociato le cui dichiarazioni scatenano il dramma umano e sociale. Barbora Bobulova è Anna, la sorella silenziosa e devota, mentre Romana Maggiora Vergano interpreta Francesca Scopelliti, la compagna “segreta” del conduttore.
Ogni personaggio, dai giudici ai familiari, dai colleghi ai testimoni, è costruito con cura, nonostante le brevi sequenze mostrate finora. La maestria di Bellocchio sta nel trasformare una vicenda di cronaca in un racconto di tensione, umanità e soprattutto giustizia.
Portobello riflette sulle fragilità del sistema giudiziario, sull’influenza dei media e sulla caduta di un mito televisivo come Enzo Tortora. Una tragica vicenda che regala allo spettatore intensità drammatica grazie alla maestria visiva e alla profondità della riflessione che Bellocchio porta sullo schermo. Con sei appuntamenti previsti, la serie si preannuncia un prodotto di altissimo livello, destinato a rimanere, come il programma Portobello, nella storia della televisione italiana.
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