
16 Dic 2025 Knives Out 3: Rian Johnson si supera con il trionfo del giallo sullo schermo
Dopo una breve apparizione in sale selezionate, torna su Netflix una delle saghe di punta della piattaforma streaming. Ecco la recensione di Knives Out 3, il nuovo film di Rian Johnson che vede protagonista il Benoit Blanc di Daniel Craig.
Knives Out 3, la trama del terzo film della saga con Daniel Craig
Il terzo film della saga di Knives Out, con titolo originale Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery, è il nuovo capitolo che vede protagonista le indagini dell’investigatore privato Benoit Blanc. Scritto e diretto dal regista statunitense Rian Johnson, il film si ambienta in una comunità rurale dello stato di New York, guidata dallo spigoloso leader spirituale Monsignor Jefferson Wicks.
Il nuovo viceparroco, il prete ed ex pugile Jud Duplenticy, viene infatti accusato dell’omicidio proprio del Monsignor, morto in circostanze davvero strane. Ma sarà morto davvero? E soprattutto, sarà stato realmente Jud? Ecco intervenire l’investigatore Benoit Blanc per risolvere un caso particolarmente intricato, che svelerà i segreti di un’intera comunità e scomoderà il piano spirituale e l’Aldilà.

Knives Out 3, la recensione: le parole di un omicida nel confessionale
Ho bisogno della verità.
Quello di Knives Out, ideato e portato avanti dall’autore statunitense Rian Johnson, è sicuramente uno dei fenomeni cinematografici degli ultimi anni (o almeno quello dovrebbe essere, al netto di questioni di piattaforma). Il regista, divenuto noto al grande pubblico per il secondo capitolo della trilogia sequel di Star Wars, si è messo infatti “in proprio” dando vita alla sua creatura, rendendo onore alla tradizione del racconto giallo.
Un nuovo carismatico ed ammaliante investigatore protagonista diventa così l’eroe del “caso di turno”, arrivando qui anche ad una dimensione sospesa tra materialismo e spiritualismo. I precedenti due capitoli della saga, infatti, avevano al centro le irriducibili questioni di denaro, di potere, di eredità anche e soprattutto d’immagine.
Rancori, avare ambizioni e malumori atti a corrompere e distruggere ambienti famigliari, o presunti tali, e cerchie di amici di vecchia data. Con il terzo capitolo della saga Rian Johnson alza il tiro. Si assiste sempre ad una questione di soldi e potere, ovvio, ma immessa nel sacrale spazio del confessionale acquista tutto un altro sapore.
Attraverso un immediato parallelismo, il regista annebbia la verità da ricercare nel giallo con il fattore fede, il credo religioso, collegandosi naturalmente alla funzione stessa di un predicatore. Ecco allora che lo spazio di un confessionale diventa anche quello per la confessione di un omicida, con la verità che viene aggirata, manipolata e stravolta attraverso sermoni e belle parole.
Lo scintillante gioiello della contesa assume così la forma della metaforica Mela del Peccato, mettendo in scena un racconto costantemente in bilico tra pragmatismo puramente materiale ed il bene superiore da perseguire, sia esso figlio di devozione spirituale o politica.
Nonostante tale conflittuale dualismo venga ottimamente incarnato dalla figura del tormentato Jud, è anche vero che Wake Up Dead Man: Knives Out si prende brillantemente in giro anche da questo punto di vista. Il film, infatti, non arriva mai veramente ad estrarre complicate parabole esistenziali, ma il tutto è sempre e comunque orientato a risolvere il caso, sempre più avvincente.
Knives Out 3, la recensione: il trionfo del giallo su schermo
Con tutti i pezzi sul tavolo questo crimine è davvero impossibile.
Il terzo film della saga di Knives Out è probabilmente il più avvincente, spettacolare e ricco di immagini esteticamente affascinanti. Con la sua trilogia Johnson è infatti riuscito con gloria a far rivivere il giallo sul grande schermo, surclassando diversi progetti affini nati negli ultimi anni, come ad esempio delle nuove avventure del Poirot di Kenneth Branagh.
Hercule Poirot, Sherlock Holmes, Miss Marple…ed ora anche Benoit Blanc. Knives Out rilancia ed aggiorna la tradizione del racconto giallo, impostando la risoluzione di un caso sempre più intricato e sfruttando tutte gli elementi a disposizione: indizi, tracce, sospettati ed immancabili colpi di scena. Il nuovo capitolo della trilogia, anche in questo, va splendidamente a segno, portando su schermo una narrazione particolarmente avvincente e spedita che macina minutaggio fino al climax conclusivo.
Un’intera risoluzione finale decisamente sopra le righe, ma spettacolare, ad effetto e soprattutto perfettamente lineare e coerente. Una delle armi vincenti di Wake Up Dead Man: Knives Out sta infatti nella sua proverbiale e sprezzante ironia, incarnata perfettamente dal suo investigatore protagonista.
Entrato in scena ad oltre mezz’ora dall’inizio della visione, il Benoit Blanc di Daniel Craig (mai così irriverente ed energico) inizia a prendere per mano un film che gioca con sé stesso, sfrutta il metacinema e rompe la quarta parete. Ammirevole in tal contesto l’assoluta libertà di Rian Johnson tanto narrativa quanto nella messa in scena, che in questo film può infatti sfruttare il sacro e profano arrivando anche a sequenze oniriche, al gotico ed affacciandosi sul thriller-horror.
Molta dunque l’ironia, anche con puntuali tempi comici, ma il regista sa svolgere egregiamente il suo mestiere nel non soffocare mai i momenti più intensi, dal dramma interiore dei personaggi nel gioco del giallo al finale sulle spine. Già, i personaggi, perché Wake Up Dead Man: Knives Out mette su un cast di assoluto livello.
Al di là infatti di un Daniel Craig ormai santificato (data l’occasione) nel ruolo di Benoit Blanc, il film mostra un impeccabile Josh O’Connor, un “solito” Josh Brolin particolarmente scomodo e soprattutto una straordinaria Glenn Close.
Certo, si percepisce non poco un “effetto Anderson”, con molti eccezionali interpreti sacrificati giusto per la collezione di figurine e schede personaggio. Il film comprende infatti un cast composto da nomi del calibro di Mila Kunis, Andrew Scott, Jeremy Renner, Cailee Spaeny, Thomas Haden Church e Jeffrey Wright, dove soltanto i nomi precedentemente citati trovano realmente spazio in termini di minutaggio e non solo.
Con troppi personaggi da gestire ed un intreccio del giallo sicuramente sopra le righe, Wake Up Dead Man: Knives Out resta un assoluto trionfo del genere. Rian Johnson riprende stilemi e l’energico brio dei precedenti capitoli ed arriva addirittura a superarli, portando su schermo una visione scoppiettante e particolarmente avvincente. A giocare a favore, in uno dei migliori film dell’anno, sono poi la divertita libertà nella messa in scena ed un cast composto da primi della classe.
★ ★ ★ ★ ½



