Recensione film La tomba delle lucciole

La tomba delle lucciole: i bambini che perdono ai giochi degli adulti

A settembre 2025, Lucky Red distribuisce nuovamente nelle sale La tomba delle lucciole, uno dei capolavori del cinema d’animazione diretto da Isao Takahata. Un titolo drammaticamente attuale oggi più che mai, per una visione che scatta una fotografia degli orrori della guerra ed ecco la sua recensione.

La tomba delle lucciole: la trama del film d’animazione di Isao Takahata

Tratto dal racconto semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka, La tomba delle lucciole (Hotaru no haka in originale) è il quarto film d’animazione di Isao Takahata, co-fondatore del celebre Studio Ghibli. Il film esce nuovamente nelle sale italiane, restaurato in 4K, in concomitanza agli 80 anni della narrazione dello stesso, ambientato al 21 settembre 1945 almeno nel suo drammatico prologo.

La storia di La tomba delle lucciole è quella di due giovani fratelli, Seita e Setsuko, chiamati a sopravvivere all’ondata di devastazione della Seconda Guerra Mondiale arrivata in Giappone. Oltre ad osservare costantemente il cielo, per via dei continui bombardamenti, i crampi della fame e la diffidenza della popolazione in lotta per la sopravvivenza diventeranno sempre più asfissianti.

La recensione di La tomba delle lucciole

La tomba delle lucciole, recensione: i bambini che perdono ai giochi degli adulti

Voglio tornare a casa nostra.
È andata bruciata, non c’è più.

<<È un cartone animato per bambini>>. Nonostante la sua storia secolare, che ha dato prova svariate volte dell’indecorosità di tale affermazione, questo stigma è ancora troppo spesso presente in più di una generazione. Come se realizzare un’opera dedicata ai più piccoli, inoltre, debba essere segno di “pochezza artistica”.

Ecco, La tomba delle lucciole è il classico esempio di come il cinema d’animazione (non un genere, ma un mezzo d’espressione) possa elevarsi a temi e contesti decisamente adulti, purtroppo. Sì, perché se si parla di guerra, corruzione, razzismo e tutte le piaghe che stanno continuando a distruggere il nostro pianeta i protagonisti non sono mai i bambini, ma ne diventano le vittime.

Non può che fare un certo effetto assistere alla nuova distribuzione nelle sale dell’opera di Isao Takahata nel 2025, quando il mondo continua a bruciare in guerre e genocidi, facendo apparire una profetica anguria sul corpo esanime di una bambina. Oggi come allora. Non si poteva dunque che parlare di fantasmi della Seconda Guerra Mondiale, specialmente per un Paese, come quello del Sol Levante, che da quel conflitto ne uscì particolarmente malconcio.

Ecco allora intervenire Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli assieme ad Hiyao Miyazaki, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma. I due autori nipponici non si sono mai nascosti dietro gli orrori, impressi nei loro occhi, di quella scellerata guerra e delle sue catastrofiche conclusioni, nonostante un approccio completamente differente seppur confinante.

Non chiudere gli occhi, non voltarsi dall’altra parte, sembrerebbero queste le richieste dello stesso Takahata verso lo spettatore di La tomba delle lucciole, che mostra con spietata lucidità la vera essenza del dramma bellico. Protagonisti non sono infatti generali, soldati o gli agenti della stessa guerra, bensì la conseguente perdita d’innocenza negli occhi di due bambini, fratello e sorella. Ecco allora che il film dell’88 “definisce un bambino”, un’anima innocente che cerca di sopravvivere ai giochi degli adulti, vedendo il proprio futuro spazzato via dalle bombe e dai crampi della fame.

La magia che si spegne

Perché le lucciole devono morire così presto?

Lo Studio Ghibli è divenuto particolarmente noto al grande pubblico, grazie anche e soprattutto, alle “sognanti” opere di Hayao Myazaki. Come nel caso di molti suoi capolavori, da Principessa Mononoke a Il ragazzo e l’airone passando per Si alza il vento, il maestro dell’animazione giapponese riesce sempre ad infondere una gioiosa poesia nelle sue visioni, spesso e volentieri incentrate su temi delicati e sconfortanti.

Il dramma della guerra, della delicata crisi ambientale, dell’elaborazione del lutto restano pilastri sulla quale si ergono le sue narrazioni, ma resta palpabile come la magia venga sempre protetta e stimolata. Di “sognante” La tomba delle lucciole ha ben poco, potendo assistere ad un vero e proprio incubo. Nessuna favola, nessuna magia, il film incastra piccoli momenti di vita quotidiani spazzati via dai fragorosi venti della guerra.

La storia vera nella storia vera, quella di Akiyuki Nosaka che ne ha scritto l’autobiografia soggetto del film. Raro trovare qualcosa di più drammaticamente pragmatico degli sforzi di un fratello, Seita, di non far spegnere la speranza e la gioia di vivere non tanto per sé stesso, già irrimediabilmente adulto nonostante la giovane età, quanto alla sua sorellina. I due Hansel & Gretel viaggiano seguendo le macerie di un vero e proprio Inferno in Terra, dove la perdita di sicurezza e serenità arriva anche alla stessa casa.

A parte qualche rarissima eccezione, infatti, tutti i personaggi incontrati dai fratelli mostrano ben poca empatia e solidarietà: una zia disumana, un medico fin troppo celere con le sue diagnosi ed il resto di una popolazione locale che, nonostante i tempi siano duri per tutti, fanno vincere l’egoismo e la diffidenza. Non solo dunque le precarie condizioni fisiche, tra la fame ed il fuoco dei cannoni, ma anche quelle legate ad una società sempre più isolazionista.

Le caotiche circostanze portano inevitabilmente ad uno spirito di autoconservazione, rendendo difficile potersi aprire agli altri proprio per mancanza di mezzi ma arrivando troppo spesso a trasformarla in una “facile scusa”. Nell’arco dei 90′ Takahata mostra dunque tutto questo, rendendo tangibile il più possibile la sofferenza sullo schermo, anche e soprattutto attraverso un comparto tecnico strabiliante.

Si parlava di perdita di magia e dell’elemento fantastico che spesso e volentieri a coniato lo stile Ghibli. Fatto sta che, in La tomba delle lucciole, la storia viene raccontata da un fantasma, aprendo anche a diverse sequenze oniriche che lasciano il segno. Questo non solo grazie ai guizzi di un autore come Takahata, ma anche per via di un tratto grafico vivacemente definito che enfatizza tutti i suoi particolari.

Ad un’animazione d’avanguardia si unisce la realizzazione a mano di pannelli emozionanti, tenendo costantemente alto il livello cromatico ed espressivo dell’opera. Ad impreziosire il lato emotivo di La tomba delle lucciole ci pensa la colonna sonora di Michio Mamiya che, sfruttando sapientemente anche i roboanti silenzi, rilascia momenti davvero toccanti, specie nel dissacrante finale.

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La recensione del film La tomba delle lucciole
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Vittorio Pigini
v.pigini3@studenti.unimc.it

Laureato in Giurisprudenza, diplomato in Amministrazione Finanza e Marketing, ma decisamente un Hobbit mancato. Orgogliosamente nerd e da sempre appassionato al mondo cinematografico, con il catartico piacere per la scrittura. Studioso della Settima Arte da autodidatta, con dedizione e soprattutto passione che mi hanno portato a scrivere di cinema e ad avvicinarmi alla regia.