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Fuoco cammina con me: recensione del film di David Lynch

Nella rassegna organizzata da Cineteca di Bologna e Lucky Red, che prende il nome di The Big Dreamer, non poteva non esserci il prequel dedicato al mondo di Twin Peaks: Fuoco cammina con me, in sala dal 29 settembre al 1° ottobre 2025. Dopo i classici The Elephant Man e Velluto Blu, ecco la recensione di Fuoco cammina con me, il film di David Lynch.

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Fuoco cammina con me: trama del film di David Lynch

Prequel della celebre serie televisiva Twin Peaks e, al tempo stesso, film con una sua autonomia, costruito su una particolare narrativa e denso di scene che confermano il talento visionario di Lynch, Fuoco cammina con me racconta i giorni che precedono la morte di Laura Palmer nonché la sua graduale discesa negli inferi della perversione all’interno del microcosmo di provincia. Surreale e parodistica nel suo scompaginare le regole del feuilleton, Fuoco cammina con me resta un’opera tra le più controverse del cineasta americano: prosecutrice della vocazione sperimentale di Eraserhead, ma anticipatrice della successiva deriva narrativa di Inland Empire.

Fuoco cammina con me: recensione del prequel di Twin Peaks

Quando David Lynch decise di portare sul grande schermo la tragedia di Laura Palmer, compì un gesto radicale che spiazzò critica e pubblico. Fuoco cammina con me non è semplicemente un prequel di Twin Peaks, ma una discesa negli abissi dell’anima umana, un’opera che abbandona l’ironia della serie televisiva per abbracciare l’orrore puro e la sofferenza.

Il film si articola in due parti. La prima segue le convenzioni dei mystery e thriller, con l’indagine sull’omicidio di Teresa Banks condotta dai detective Chester Desmond e Sam Stanley. Compaiono figure come Philip Jeffries, interpretato da un magnetico David Bowie, personaggio fantasma che anticipa i labirinti temporali cari al regista. Ma è nella seconda metà che Lynch mostra il suo vero intento: raccontare gli ultimi sette giorni di vita di Laura Palmer con una crudezza che non concede respiro.

Sheryl Lee porta in scena invece una performance straordinaria, incarnando con intensità il senso di colpa e la dissociazione di una giovane donna abusata. Lynch la riprende in primo piano mentre confida all’amica Donna la visione della propria autocombustione, metafora di un’anima che brucia dall’interno.

Il fuoco è tutto ciò che consuma Laura: l’incesto, la droga, la promiscuità. Sono tentativi disperati di controllare un dolore incontrollabile, di dare un senso a un trauma che ha cancellato l’innocenza.

Il regista utilizza il linguaggio cinematografico come un’arma: il rosso elettrico della sequenza oltre il confine canadese, il rumore assordante che cancella i dialoghi, le immagini sul punto di esplodere per la violenza. Persino le scene domestiche diventano incubi perturbanti, come il rimprovero di Leland per le mani sporche della figlia o la rivelazione al semaforo che ghiaccia il sangue.

Fuoco cammina con me contiene in sé tutto il cinema futuro di Lynch: la perdita d’identità di Strade perdute, il doppio e l’incubo di Mulholland Drive, i mondi alternativi di INLAND EMPIRE. La Loggia Nera e il convenience store dove si incontrano entità maligne sono luoghi dell’anima prima che spazi fisici, rappresentazioni dell’elettricità come conduttore del male.

Boicottato a Cannes nel 1992, il film è in realtà una sperimentazione riuscita sul martirio volontario. Laura sceglie di percorrere la strada fino al punto in cui ci si perde irreversibilmente, ma conserva dentro di sé lo spettro dell’innocenza. E ci ritroviamo nella scena in cui ascoltando Julee Cruise alla Roadhouse ci prepariamo a un momento di chiusura.

In Fuoco cammina con me, David Lynch compie qui un’operazione audace: distrugge il mezzo televisivo e riporta il cinema ai territori sperimentali di Eraserhead, portando la narrazione in un mondo di Moebius, dove l’immagine viene portata verso il buio.

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Leggi anche: Velluto Blu, recensione del film di David Lynch

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Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.