
17 Set 2025 Velluto Blu: recensione del film di David Lynch
Con l’iniziativa The Big Dreamer organizzata da Cineteca di Bologna e Lucky Red, Velluto Blu è in sala dal 15 al 17 settembre 2025. Uno dei migliori film del Maestro visionario David Lynch, con una magnetica e folgorante Isabella Rossellini. Dopo Cuore Selvaggio, Eraserhead e The Elephant Man, ecco la recensione di Velluto Blu, il film di David Lynch.

Velluto Blu: trama del film con Isabella Rossellini
Dopo aver scoperto un orecchio mozzato in un campo, lo studente Jeffrey si ritrova coinvolto in un mistero surreale. Mentre indaga, scopre i segreti della sua cittadina, conosce la cantante Dorothy e si imbatte in uno psicopatico disposto a tutto pur di non perdere la donna.
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Velluto Blu: recensione del film di David Lynch
Un orecchio mozzato abbandonato nel prato e sia l’alfa che l’omega di tutto l’universo narrativo di Velluto Blu. Questo reperto funge da chiave d’accesso per il protagonista verso gli abissi celati della comunità, mascherati dalle melodie seducenti di Bobby Vinton e dalle risate infantili che echeggiano sotto cieli sereni. Sin dalle prime sequenze diventa evidente come il simbolismo costituisca l’elemento fondamentale per decifrare quest’opera, magnificata da una direzione artistica impeccabile, quella di David Lynch.
Qui prendono forma quelle atmosfere distintive del maestro del Montana. L’estetica tradizionale si amalgama con l’occhio indiscreto della macchina da presa, il quotidiano si intreccia con l’eccezionale, la visione di un autore allegorico si fonde con una struttura narrativa convenzionale ma significativa. Tutto acquisisce senso, riconnettendosi al genere d’origine. Emerge un eroe travagliato, una scenografia inconsueta e una presenza femminile magnetica.
Ma dove affonda le radici il maleficio, dove si manifesta l’eterno dualismo tra luce e tenebre? Dennis Hopper è il fondamento per l’edificazione di una figura simbolica che opera nell’ordinario per soddisfare impulsi crudeli, nutriti da una psiche compromessa. Frank Booth, il personaggio che interpreta, usa la sostanza stimolante per metamorfarsi, diventando l’antitesi incarnata di Dorothy.
Il pubblico subisce una trasformazione durante la fruizione, al pari dei protagonisti sullo schermo. Si comincia a nutrire sospetti verso l’apparente normalità della routine. Le armonie gioiose ci inquietano, i panorami da favola assumono caratteristiche opprimenti, l’ottimismo subisce una metamorfosi sostanziale e perturbante.
È qui che nasce la poetica Lynchana, quando il regista edifica un cosmo dove ogni componente concorre a generare un clima di inquietudine. Lumberton passa da essere inizialmente un eden, a svelarsi come un sottobosco di estorsioni sessuali e demenza. Una dichiarazione di verità all’America.
Il personaggio di Dorothy Vallens, interpretato da una disarmante Isabella Rossellini, diventa il simbolo della donna vittima; dalla sua relazione con Frank esce un concentrato di sadomasochismo che Lynch presenta senza giudizi morali, invitando invece lo spettatore a confrontarsi con la propria capacità di voyeurismo e fascinazione per l’orrore.
La colonna sonora di Angelo Badalamenti si fonde organicamente con le immagini, creando una sinfonia che da melodie dolci si inizia a distorcere estraniando sempre più se stessa, proprio come l’opera: la canzone Blue Velvet diventa un leitmotiv ossessivo che lega tutti gli elementi narrativi in un’unica, perturbante esperienza inquietante.
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Velluto Blu: la verità secondo David Lynch
Il finale di Velluto Blu, apparentemente rassicurante, riporta la macchia dell’azione animale: il pettirosso che divora un insetto diventa, per David Lynch il modo in cui la violenza entra e gioca con la natura e la società. Verrebbe da chiedersi quindi, perchè Velluto Blu è da vedere?
David Lynch è un regista che sceglie di mostrare come entità come bene e male abbiano necessariamente bisogno di coesistere in ogni aspetto dell’esistenza umana.
Il film, critica enorme al sogno americano, diventa un’indagine psicoanalitica sui meccanismi del desiderio. Lynch ha sempre cercato di bypassare la razionalità, dalla prima opera a Cuore Selvaggio (1990), il linguaggio cinematografico parla direttamente alla mente, crea allegorie e allusioni visive per mostrare la verità della periferia americana.
Giunto l’epilogo tanto agognato di questa vicenda singolare, da questo momento inizierà un’ascesa per David Lynch: ora con il terreno preparato per Twin Peaks, la serie che lo consacrerà come l’artista che oggi deve essere ricordato.
Lumberton riabbraccia la consuetudine, ma, curiosamente, continuiamo a percepire quella sensazione che ci aveva invasi in precedenza, pronta a riemergere in qualsiasi istante, attraverso numerose altre opere. Lynch si innalza al di sopra di noi e riflette, nell’attesa di un’intuizione che possa alimentare la sua visione artistica.
E noi restiamo lì, mentre cerchiamo qualcosa che possa sovvertire la nostra esistenza, ormai catturati dall’influenza del peccato, della deviazione, ricordando che all’origine, a corromperci è stato soltanto un orecchio.
★ ★ ★ ★ ½
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