
25 Nov 2025 Il Protagonista: recensione del film di Fabrizio Benvenuto
Presentato in concorso alla 43ª edizione del Torino Film Festival, Il Protagonista segna l’esordio di Fabrizio Benvenuto, regista calabrese che aveva già ottenuto una menzione ai Nastri d’Argento nel 2015 con il cortometraggio Il miracolo. Girato in un suggestivo bianco e nero in quattro settimane a Roma, il film narra la storia di un attore in cerca di riconoscimento. Con l’interpretazione protagonista di Pierluigi Gigante, i comprimari sono di Alessio Lapice, Morena Gentile e Adriano Giannini. Direttamente dal Torino Film Festival, ecco la recensione di Il Protagonista, il film di Fabrizio Benvenuto.

Il protagonista: trama del film di Fabrizio Benvenuto
Ambientato nella capitale, Il Protagonista segue le vicende di Giancarlo Mangiapane, un attore trentenne che lotta per affermarsi nel competitivo mondo del cinema. Nonostante l’impegno costante, Giancarlo non riesce a ottenere ruoli significativi. Per sfuggire a questa condizione di stallo, inizia a recitare anche nella vita di tutti i giorni, inventando personaggi e identità fittizie come se ogni momento fosse parte di una performance. La realtà e la finzione cominciano così a sovrapporsi, trasformando la sua quotidianità in un palcoscenico instabile dove i confini tra verità e menzogna si dissolvono progressivamente.
L’opportunità che potrebbe finalmente cambiare le sorti della sua carriera si presenta quando il suo agente gli procura un provino per il ruolo da protagonista in Clochard, un biopic dedicato a Gustavo Noradin, leggendario ballerino di tip-tap degli anni Cinquanta caduto nell’oblio a causa delle sue dipendenze. Determinato a conquistare questa parte, Giancarlo si immerge con ossessione nel personaggio, spingendo la propria immedesimazione ben oltre i limiti della ragionevolezza.
Il protagonista: recensione del film in concorso al Torino Film Festival
Certi film permettono semplicemente di essere guardarti. Altri ti rendono spettatore. Il Protagonista, opera prima di Fabrizio Benvenuto presentata al Torino Film Festival 2025, appartiene decisamente alla seconda categoria: non viene da domandarsi cosa proviamo, ma piuttosto cosa diventiamo quando smettiamo di recitare?
Al centro della narrazione troviamo Giancarlo Mangiapane (Pierluigi Gigante), attore trentenne ossessionato dal trovare finalmente il ruolo da protagonista. Il suo è un destino paradossale: riesce a sentirsi vivo soltanto quando può trasformarsi in qualcun altro, mentre si spegne quando deve confrontarsi con se stesso. Non sorprende che la macchina da presa lo circondi con diffidenza, interrogandolo da tutti gli angoli possibili. In certi momenti è lui stesso a respingerla, e questa inizia a ruotare su se stessa come un’odiosa zanzara. E in fondo, quella presenza invadente chi è se non noi? Chi può davvero affermare di non essersi mai nascosto dietro una menzogna, dietro una maschera?
La scelta particolare del regista Benvenuto, è quella di non riprendere semplicemente un attore, ma la dissoluzione del tale. Giancarlo Mangiapane analizza i personaggi che interpreta e li assorbe quasi come a reincarnarsi in loro, come se ogni audizione fosse un tentativo di resurrezione destinato al fallimento. Ogni rifiuto diventa un lutto, ogni ruolo mancato un futuro che non si realizzerà mai. E mentre lui sprofonda nell’illusione, tutto ciò che lo circonda crolla: lavoro, relazioni, equilibrio mentale. Tutto abbandona la scena, come comparse che hanno finito il turno.
Il Protagonista la storia di chi insegue un sogno mentre nessuno, tra la famiglia che ti vorrebbe normale e la società che ripete che solo in pochi ci riescono, nessuno crede veramente nella tua voce. Come ha spiegato lo stesso Benvenuto, la scelta del bianco e nero è stata naturale per rendere omaggio al cinema delle origini e sostenere il confine tra realismo e dimensione surreale.
Tra i personaggi emerge Tazio, un clochard e pittore di strada che rappresenta l’ultimo uomo davvero libero in un universo dove tutti recitano. È lui a pronunciare la frase che divide il film in due metà: se anche una sola persona trae beneficio dalla tua arte, allora vale la pena farla. Una verità così elementare da essere incontestabile. Tazio osserva Giancarlo prima ancora che questi abbia il coraggio di guardarsi allo specchio.
E poi c’è l’elemento più interessante e purtroppo troppo poco presente: l’ombra. Il realismo magico che si insinua nel film, come figura fiabesca che indica a Giancarla quei meandri che dentro la mente lui rifiuta di ascoltare. È il doppio che emerge nei momenti di fragilità, l’anti-narciso che distorce il nostro volto rendendolo irriconoscibile.
Una scelta rischiosa per un esordio, ma affrontata da un regista e una produzione, MG Production, lodevolmente. L’ottima fotografia di Sebastian Bonolis che costruisce, in un film come Il Protagonista, i giusti contrasti rappresentativi delle sfaccettature di Pierluigi Gigante, qui ad una prova ammirevole. La musica adeguata e divertente (già ottimo modello per una serie “tipo” legata al personaggio di Giancarlo) di Antonio Magliarella, e il montaggio di Stefano Mattacchione costruiscono il comparto tecnico necessario a sorreggere un film tanto coraggioso quanto da vedere.
Il film raggiunge il culmine in un monologo devastante: Giancarlo parla, implora, si confessa, si inganna. Finzione si sovrappone a verità e diventa impossibile distinguere quale sia la crepa originaria. Come ha dichiarato Pierluigi Gigante, questo è uno dei progetti a cui tiene maggiormente, conoscendo bene quanto sia faticoso tentare di emergere come attore. Il risultato è un esordio che colpisce nel farci comprendere la incapacità di interpretare un personaggio.
★ ★ ★ ½



