La recensione del film La ballata di un piccolo giocatore

La ballata di un piccolo giocatore: l’azzardo di Edward Berger

Dopo essere stato presentato in anteprima al Telluride Film Festival e, successivamente, al Toronto International Film Festival, approda su Netflix La ballata di un piccolo giocatore. Ecco la recensione del nuovo film di Edward Berger, con protagonista Colin Farrell.

La ballata di un piccolo giocatore, la trama del film con Colin Farrell

Il film è la nuova nuova regia dell’autore austriaco Edward Berger, acclamato regista di Niente di nuovo sul fronte occidentale e Conclave, con protagonista Ralph Fiennes. La ballata di un piccolo giocatore vede invece al centro della storia il Lord Doyle interpretato da Colin Farrell, basandosi sull’omonimo romanzo di Lawrence Osborne. Ecco la sua sinossi ufficiale:

Lord Doyle si nasconde a Macao, trascorrendo giorni e notti nei casinò, bevendo pesantemente e giocando d’azzardo con i pochi soldi che gli sono rimasti. Mentre lotta per far fronte ai suoi debiti in rapida crescita, gli viene offerta un’ancora di salvezza dalla misteriosa Dao Ming, un’impiegata del casinò con i suoi segreti.

Tuttavia, alle sue calcagna c’è Cynthia Blithe, un’investigatrice privata pronta a confrontarsi con Doyle e a rivelargli da cosa sta fuggendo. Mentre Doyle cerca di raggiungere la salvezza, i confini della realtà iniziano a restringersi.

La ballata di un piccolo giocatore, la recensione:

Macao. Del gioco d’azzardo è la capitale del mondo.

In continua rampa di lancio, Edward Berger è ormai uno di quei registi venuti dalla sponda occidentale dell’Atlantico che sta continuando, pian piano, a farsi spazio ad Hollywood. Dopo il clamore per il buon Niente di nuovo sul fronte occidentale, ecco arrivare il sorprendente Conclave con Ralph Fiennes, senza giustizia nell’ultima edizione dei premi Oscar.

Si tratta in ogni caso di due scommesse vinte, che hanno potenziato a gran voce la sua nomea in campo internazionale. Superata un’esperienza del genere, per un autore restano di fatto 2 scelte: “adagiarsi” sul successo che si sta riscontrando, “scommettendo” su qualcosa di nuovo ed imprevedibile. In questo caso, La ballata di un piccolo giocatore sembrerebbe essere quella dello stesso Berger, che prova ad azzardare qualcosa di atipico, pur restando ancorato ad uno standard che qui fa rima con Netflix.

Il film porta infatti avanti la metafora dello scommettere sul tavolo da gioco tanto quanto nella vita. Come giocare le proprie carte a disposizione, indovinare il giusto momento di quando insistere sulla puntata e quando invece abbandonare il tavolo, se bluffare o meno per disorientare i propri avverarsi. Il film prova a mettere insieme questi 3 livelli in un unico piano narrativo, a sua volta separato nella bidimensionalità di tempo e spazio.

Perché giocare d’azzardo si sa, a volte porta a vincere a volte porta a perdere ma, se il binomio è quello gioco-vita, quando si perde male non esiste redenzione o seconda occasione che tenga. Ecco che La ballata di un piccolo giocatore si muove sul piano onirico-esistenziale, una sorta di limbo per il suo spirito peccatore protagonista, che si aggira tra i tavoli di una Macao allestita a non-luogo e non-tempo per l’occasione.

Al film, tuttavia, manca una vera ed ordinata visione d’insieme, portando avanti una narrazione sufficientemente avvincente ed inserendo di volta in volta elementi più stilistici che di concretezza. Nella confusione generale si decide di concentrarsi, infatti, quasi unicamente a rendere determinante la performance di Colin Farrell.

L’attore sta vivendo una nuova giovinezza, specialmente grazie a Gli spiriti dell’isola ed il successo di The Penguin, trovandosi nel 2025 a fare i conti con film (e dunque anche personaggi) che vogliono dare di più di quanto possano realmente dare. Si fa riferimento ovviamente anche al Un viaggio straordinario di Kogonada, altrettanto fumoso come le sigarette accese nei locali notturni di Macao.

Farrell dunque porta in scena un personaggio sì tormentato ma, oltre ad annullare di fatto il resto del cast (nel quale una sacrificata Tilda Swinton), non dà mai l’idea di conferire peso emotivo e narrativo al film. La ballata di un piccolo giocatore si configura dunque come una visione azzardata, a metà strada tra thriller e commedia, che non riesce tuttavia ad affondare colpi decisivi in nessuna delle due direzioni.

Un piano onirico-spirituale, inoltre, che non fa altro se non appesantire e confondere inutilmente una visione che, tuttavia, si crogiola in una messa in scena di ottimo livello. Raffinato ed elegante il lavoro fotoscenografico, così come la composizione di una pungente colonna sonora ad opera di Hauschka (Conclave, A House of Dynamite).

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La recensione di La ballata di un piccolo giocatore film
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Vittorio Pigini
v.pigini3@studenti.unimc.it

Laureato in Giurisprudenza, diplomato in Amministrazione Finanza e Marketing, ma decisamente un Hobbit mancato. Orgogliosamente nerd e da sempre appassionato al mondo cinematografico, con il catartico piacere per la scrittura. Studioso della Settima Arte da autodidatta, con dedizione e soprattutto passione che mi hanno portato a scrivere di cinema e ad avvicinarmi alla regia.