
28 Ago 2025 Una scomoda circostanza aggiunge un bel sorriso al dissacrante cinema di Aronofsky
Tre anni dopo The Whale, vincitore di 2 premi Oscar, il regista newyorkese Darren Aronofsky torna sul grande schermo con Una scomoda circostanza al cinema dal 27 agosto. Il film è un’action-comedy molto particolare, che vede come protagonista Austin Butler ed ecco la sua recensione.
Una scomoda circostanza, la trama del film di Darren Aronofsky con Austin Butler
La base di partenza di Una scomoda circostanza (in originale Caught Stealing) è il romanzo del 2004 di Charlie Huston A tuo rischio e pericolo, il quale autore ne cura personalmente anche la sceneggiatura per la prima volta sul grande schermo. La storia è quella di Hank, grande promessa del baseball costretto ad appendere gli scarpini al chiodo in seguito ad un tragico incidente stradale.
Ora fa il barista a New York, è fidanzato con la bella Yvonne e la sua vita sembrerebbe essere finalmente stabile. Tutto cambia quando Russ, il vicino di condominio di Hank, gli lascia il suo gatto in custodia perché deve recarsi dal padre malato a Londra. Oltre al felino, tuttavia, Russ lascerà al suo vicino di casa tutti i suoi problemi con la malavita locale, facendo innestare nella vita di Hank una serie di “scomode circostanze”.

Una scomoda circostanza, la recensione: un bel sorriso nel dissacrante cinema di Aronofsky
Ti comporti da stupido quando le cose si fanno serie.
Ci eravamo lasciati con il corpo “corrotto” del Charlie di Brandon Fraser in liberazione dal peso della sua anima, banalmente in più di un senso. Quello dei corpi distrutti, e dell’anima spezzata in cerca di redenzione, è sempre stato il campo da gioco preferito nella filmografia di Darren Aronofsky, continuamente scissa da senso di colpa e desiderio di riscatto.
Lo abbiamo già visto più volte in The Wrestler, Il cigno nero, lo stesso The Whale e tutta la filmografia precedente: corpo e anima fondono la stessa entità, il danneggiamento di uno porta inevitabilmente ed inesorabilmente alla contaminazione dell’altro. Un cuore instabile, tendenze autolesioniste, prendere gravemente peso (oltre ad uno sfondo di alcol, droghe e sessualità repressa), porta ad una condizione psicologica rovinosa ed instabile. In tutto questo universo di dolori e dolori, Una scomoda circostanza non va certamente distante, aggiungendo a questo perimetro del Diamante di gioco un colore ulteriore, quello dell’umorismo.
L’Hank di Austin Butler conferma la serie di tragici eroi (?) della filmografia di Aronofsky, con il bramoso desiderio di riprendere in mano la propria vita. Un incidente stradale, il ginocchio andato che – di pari passo – spezza sul nascere la carriera di un giovane talento, facendolo sprofondare in una spirale di depressione e dolore, solo apparentemente coperta dall’alcol e da una vita che sembrerebbe proseguire con il piglio giusto. Corpo e anima.
Poi l’alcol diventa improvvisamente irraggiungibile (o almeno così dovrebbe) e quella vita che sembrava essere stabile e tranquilla diventa caotica e fortemente instabile, facendo riemergere da una parte il dolore dell’incidente e dall’altra enfatizzando quel desiderio di riscatto. Il “regista del grigio”, di film che assumono i connotati di vetri rotti che riflettono i segreti del profondo, come detto aggiunge a quelle sfumature di duri colori la patina umoristica. Caught Stealing è sicuramente il film più divertente nella carriera di Aronofsky che, dando un’occhiata alla filmografia dell’autore, rappresenta davvero uno spaccato notevole.
Impossibile non ricollegare l’ironia del film a quella più iconica e settata del cinema dei Coen, dove il gioco degli equivoci, gli scherzi del destino e la discesa del suo tragicomico protagonista la fanno da padrone. Ecco che con l’arrivo di un gatto che morde, un pestaggio a sorpresa, una mucca che costringe ad una spericolata deviazione, ad un duello finito prima del tempo, il film di Aronofsky diventa imprevedibile.
Una scomoda circostanza riesce infatti a spiazzare, non necessariamente con i suoi colpi di scena più o meno preventivati, ma proprio per il suo registro narrativo ed espositivo, strappando più di qualche risata (spesso a denti stretti). Ma in tutto questo il blocco di premessa di questo paragrafo resta invariato, e come puoi coniugare quel dissacrante peso drammatico in una commedia d’azione divertente? Aronofsky alla regia e Charlie Huston in fase di scrittura riescono a trovare l’alchimia vincente.
Ecco allora che i due sicari ebrei sono allo stesso tempo simpaticissimi e spietati, il “microbo” mafioso dell’est Europa è tanto schizzato quanto grottesco e gli esempi da questo punto di vista andrebbero ad oltranza. La scrittura e la rappresentazione visiva, inoltre, non conquista “solo” i suoi protagonisti in scena, ma lega assieme un intreccio avvincente fatto di particolari e continui cambi di fronte.
Pur non riuscendo (e forse volendo) andare troppo oltre alla “semplice visione” sullo schermo, Una scomoda circostanza resta fortemente coerente con il cinema di Aronofsky, pur sapendo questa volta divertire, sferrare i suoi pugni allo stomaco e mantenendo intatta la profondità sui suoi protagonisti.
Tragicomici incidenti sulla strada verso i Coen
Devo sapere se sei uno che sa gestire questa roba.
Scrittura e regia riescono quindi a trovare la formula perfetta sullo schermo per divertire e, allo stesso tempo, non svilendo la filmografia del suo autore. Una scomoda circostanza in questo rappresenta un ottimo esempio di commedia d’azione, a differenza di molti altri titoli sul grande schermo anche in questo periodo, abbracciando completamente il gangster-movie.
I 110′ minuti scorrono davvero velocemente, mostrando funzionali agganci di trama per non perdere l’attenzione sul suo sviluppo e, contemporaneamente, offrire spessore ai suoi personaggi. Caught Stealing vince così nella sua ironia, nella sua sensualità (almeno inizialmente), nella sua storia sentimentale, per poi fare i conti con improvvisi cambi di passo più secchi, amari e violenti. La distruzione dei corpi sopracitata arriva anche qui dal punto di vista più fisico, non nascondendosi nel mostrare ferite, sangue e mutilazioni.
La colonna sonora degli Idles, che trasuda punk-rock, aiuta non poco al trainare una visione che, appunto, vive principalmente dei corpi dei suoi protagonisti. A differenza dei già iconici fratelli interpretati da Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio, Regina King (premio oscar per Se la strada potesse parlare) fa sì pesare la sua presenza in scena, ma non riesce ad incidere quanto avrebbe potuto pur avendone occasione.
Discorso diverso per l’ottima Zoë Kravitz e di un Austin Butler che continua a conquistarsi lo spazio meritato. L’ingessato protagonista di Elvis continua la sua evoluzione tanto fisica (prova qui di spessore) quanto emotiva, riuscendo a porre da grande interprete diverse sfaccettature ad un’espressività solo apparentemente monotona. In conclusione Una scomoda circostanza non verrà molto probabilmente ricordato tra i migliori esempi del cinema di Darren Aronofsky, ma resta indubbiamente quello che riesce a divertire di più.
Il divertimento qui è sinonimo di forte intrattenimento, riuscendo a seguire una trama semplicemente ed efficacemente intricata attraverso momenti di grande ilarità ed altri decisamente più tesi ed amari. La messa in scena gode di un’ottima fattura, che riesce a dare libero sfogo alla caratura dei suoi protagonisti. La coppia Butler-Kravitz scoppia di giovane talento, ma quella dei fratelli ebrei riesce addirittura a rubare la scena nonostante il peso specifico in confronto.
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