Untitled Home Invasion Romance Untitled Home Invasion Romance recensione

Untitled Home Invasion Romance: recensione del film di Jason Biggs

Presentato Fuori Concorso al Torino Film Festival 2025, Untitled Home Invasion Romance segna l’esordio alla regia di Jason Biggs, noto attore della saga di American Pie che va dietro la macchina da presa senza abbandonare il ruolo di protagonista. Questa commedia thriller della durata di 85 minuti porta in scena un surreale piano romantico che capitombola in una spirale di eventi fuori controllo. Nel cast Meaghan Rath, Anna Konkle e Justin H. Min a prendere parte ad un film che punta tanto alla risata… dimenticandosi però del resto. Direttamente dal 43° Torino Film Festival, ecco la recensione di Untitled Home Invasion Romance, il film d’esordio di Jason Biggs.

Untitled Home Invasion Romance
Untitled Home Invasion Romance recensione

Untitled Home Invasion Romance: trama del film di Jason Biggs

Kevin Stanwell (Jason Biggs) è un attore la cui fama si limita a essere il volto di una celebre pubblicità. Il suo matrimonio con Suzie attraversa una crisi profonda, tanto che la coppia si è presa due mesi di pausa per riflettere. Determinato a riconquistare la moglie, Kevin la convince a seguirlo nella casa di famiglia sul lago nelle Adirondack, promettendole una romantica luna di miele di riconciliazione.

Ma dietro le promesse romantiche, Kevin nasconde un piano tanto ingegnoso quanto assurdo: ha coinvolto Ernie, un suo goffo amico e compagno di corso di recitazione, affinché insceni una finta irruzione in casa. L’idea è semplice: Kevin potrà giocare all’eroe, salvare Suzie dal finto pericolo e riconquistare così il suo rispetto e il suo affetto.

Naturalmente, nulla va come previsto.

Untitled Home Invasion Romance: recensione del film con Jason Biggs

C’è un momento, guardando Untitled Home Invasion Romance, in cui ci si chiede se Jason Biggs abbia davvero creduto a quello che stava facendo. La risposta, purtroppo, sembra essere un clamoroso sì. E questo è esattamente il problema di un film che naufraga nella propria premessa, incapace di decidere cosa vuole essere e ancora meno capace di convincere lo spettatore a seguirlo.

L’idea di partenza potrebbe funzionare sulla carta: un marito disperato inscena una finta irruzione per riconquistare la moglie, ma tutto sfugge di mano trasformandosi in un’indagine per omicidio. Semplice, potenzialmente efficace, con i giusti riferimenti. Ma dalla teoria alla pratica il passo è disastroso. Quello che dovrebbe essere una commedia dark e thriller si rivela invece un miscuglio privo di credibilità, dove ogni (non) scelta registica rende la sceneggiatura sempre meno realistica.

Il primo, fatale errore è l’assenza totale di realismo. Non si tratta solo di sospensione dell’incredulità, ma di una vera e propria rinuncia a costruire personaggi e situazioni anche solo lontanamente plausibili. Il piano di Kevin è talmente assurdo da risultare offensivo per l’intelligenza dello spettatore: coinvolgere un amico goffo per inscenare una rapina, sperando che questo gesto puerile possa salvare un matrimonio. Ma il problema non è solo qui.

Quando la situazione va per le lunghe, ogni reazione, ogni dialogo, ogni sviluppo sembra venire fuori da un universo in cui le leggi della logica umana non esistono.

La trasformazione di Suzie da moglie insoddisfatta a persona con chiari disturbi mentali è forse l’aspetto più terrificante del film, nel senso che è venuto peggio di come era stato pensato probabilmente dai due sceneggiatori. Il cambiamento radicale del personaggio interpretato da Meaghan Rath è un espediente narrativo buttato lì per giustificare una serie di eventi insensatissimi.

Se la sceneggiatura di Joshua Paul Johnson e Jamie Napoli fornisce una base traballante, la regia non fa assolutamente nulla per sostenerla. Le scene si susseguono con un ritmo incerto, con dei momenti che vorrebbero essere esilaranti ma risultano talmente imbarazzanti che sfociano nel ridicolo. Non c’è coerenza, non c’è controllo della scena, e il vero disastro è la recitazione: Biggs recita come se stesse ancora interpretando un personaggio di American Pie vent’anni dopo, con quello stesso overacting da becera commedia americana, che mancano di alcun contesto e puntano al puro riso istintuale.

Meaghan Rath, a sua volta, si muove nel film come un automa programmato per passare da un registro all’altro senza alcuna transizione credibile. Il resto del cast galleggia nella mediocrità data dalla sceneggiatura che dona a dei baffi e un paio di forbici la stessa importanza di un personaggio senza cui “l’indagine” non sarebbe partita.

L’unico elemento che assolve parzialmente Jason Biggs è il fatto di non aver scritto personalmente la sceneggiatura. Joshua Paul Johnson e Jamie Napoli portano la responsabilità principale di una storia che non sta in piedi. Anche se questo non lo esime dalle colpe di aver scelto di portare avanti un progetto in cui ha deciso di metterci la faccia e il nome come regista e protagonista.

Untitled Home Invasion Romance è un esordio che conferma come non basti essere un attore noto per diventare un regista competente. Jason Biggs ha scelto un progetto ambizioso e lo ha tradito con una regia pigra, una recitazione sbagliata e un’incapacità totale di gestire la sacrosanta credibilità. Il risultato è un film che non funziona né come commedia né come thriller. È stata quindi un’opportunità sprecata, di un’idea che sulla carta poteva funzionare ma che nell’esecuzione si è dissolta in una visione frustrante e, alla fine, già dimenticata.

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Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.