Zootropolis 2 Zootropolis 2 recensione

Zootropolis 2: recensione del sequel Disney

A nove anni di distanza dal successo del primo capitolo, Zootropolis 2 riporta sul grande schermo le avventure della coniglietta Judy Hopps e della volpe Nick Wilde nella colorata metropoli di Zootropolis. Il sessantaquattresimo classico Disney vede nuovamente alla regia Byron Howard, questa volta affiancato da Jared Bush (Encanto). Il cast vocale originale si arricchisce di nuove presenze come Ke Huy Quan e Andy Samberg, mentre tornano Ginnifer Goodwin, Jason Bateman e Idris Elba nei ruoli già interpretati nel film del 2016.

Ecco la recensione di Zootropolis 2: il sequel Disney

Zootropolis 2
Zootropolis 2 recensione

Zootropolis 2: trama del film Disney

Sono trascorse solo una o due settimane dalla risoluzione del grande caso che aveva sconvolto Zootropolis. Nick Wilde ha completato l’addestramento nelle forze dell’ordine e ora è ufficialmente partner di Judy Hopps. La tranquillità della città viene però interrotta dall’arrivo di Gary De’Snake, un misterioso serpente la cui presenza scatena tensioni inaspettate nella metropoli. Per risolvere il caso, Judy e Nick devono infiltrarsi sotto copertura in zone inesplorate della città, incluso il Marsh Market, una terra di confine abitata dalla comunità dei rettili. Durante l’indagine, i due protagonisti vedranno messa alla prova, mentre emergono complotti legati ad antichi segreti sulla fondazione stessa di Zootropolis.

Zootropolis 2: recensione del film di Byron Howard e Jared Bush

Disney torna nella metropoli animale con un seguito che ripercorre le orme del predecessore. Ambientato appena due settimane dopo gli eventi del primo capitolo, il film ritrova Judy e Nick finalmente partner ufficiali, pronti ad affrontare un nuovo mistero che scuote la città.

Nell’era cinematografica contemporanea, sequel, reboot e remake potrebbero essere i nomi di tre angoli di un triangolo che domina l’industria. Disney, in prima fila in questa impresa alquanto discutibile, annuncia il live-action Moana (2026), tratto dal classico 56° classico omonimo del 2016, e porta quest’anno sullo schermo un’operazione di medesima tendenza, il sequel Zootropolis 2.

Confermando la deriva creativa, il film ripropone una formula già vista senza il coraggio di osare qualcosa di davvero nuovo. La scelta di mantenere una continuità diretta con il predecessore, pur comprensibile dal punto di vista commerciale, si rivela il vero limite sulle potenzialità narrative.

Il problema principale di questo nuovo capitolo risiede nella sua incapacità di evolversi rispetto al modello originale. Se nel 2016 l’allegoria sul razzismo e i pregiudizi funzionava brillantemente attraverso lo scontro tra carnivori e erbivori, qui l’opposizione tra mammiferi e rettili ripropone gli stessi schemi narrativi, senza aggiungere per lo meno una caratterizzazione ai due protagonisti. Il film si limita ad ampliare le categorie in conflitto, ma il risultato finale resta identico, privando la narrazione di quella allegoria che aveva reso interessante il primo capitolo.

Ancora più evidente risulta il riciclo del citazionismo che aveva caratterizzato la pellicola del 2016. Se allora i riferimenti alla cultura pop risultavano sorprendenti, giocando sull’effetto novità e sulla capacità di rielaborare elementi del nostro mondo in chiave antropomorfa, ora appaiono inseriti per necessità di marketing.

Peggio ancora, il film si riempie di omaggi ridondanti che sembrano più una lista della spesa di cult movie che scelte artistiche ponderate: dal labirinto di Shining completo di colonna sonora kubrickiana, alla gabbia di Hannibal Lecter che ora ospita la pecora villain del primo capitolo, fino all’iniezione di adrenalina mutuata da Pulp Fiction. Citazioni che non servono alla narrazione ma sembrano inserite solo per compiacere il pubblico e generare buzz sui social media.

La struttura da buddy cop movie “cozza” coi ritmi frenetici e il montaggio caotico che rende difficile seguire l’azione. I registi Howard e Bush puntano su fornire input a più non posso, ma a supporto di queste dinamiche offrono sequenze montate in modo confusionario, dove diventa complicato comprendere cosa stia realmente accadendo sullo schermo. Il risultato assomiglia più a una serie di reels disconnessi che a un film organico.

Non mancano tuttavia alcuni spunti interessanti: il parallelismo con la situazione contemporanea, specialmente il Marsh Market, che richiama, nella comunità dei rettili, le origini coloniali dell’America costruita sulle ingiustizie perpetrate contro le popolazioni native. Intrigante anche il ribaltamento simbolico che vede un serpente femmina, tradizionalmente associato alla tentazione biblica e alla caduta dal Paradiso Terrestre, come ideatrice del sistema di mura che permette la coesistenza pacifica tra diversi habitat.

Il triangolo formato da Judy, l’idealista convinta che vuole sempre difendere i più deboli, il pragmatico e rassegnato Nick e l’antagonista qui non nominato per evitare spoiler, avrebbe potuto generare riflessioni sulla complessità delle scelte morali e sulla convivenza di prospettive etiche differenti. Sarebbe stato stimolante vedere rappresentata l’impossibilità di una prevalenza netta di una visione sull’altra, mostrando come nella realtà gli esseri umani possano trovare un equilibrio tra i propri valori, pressioni e dinamiche in cui sono immersi.

Purtroppo, la necessità di confezionare un messaggio rassicurante per il pubblico porta alla vittoria netta dell’idealismo di Judy sulle altre due, annullando di fatto ciò che sarebbe potuto emergere. Il dialogo finale tra Judy e Nick sulle loro diverse motivazioni risulta stucchevole, irrealistico e incapace di salvare una non-evoluzione dei due protagonisti.

Zootropolis 2 risulta quindi come un’operazione che punta sulla sicurezza della formula già collaudata, rinunciando al coraggio di innovare. Un sequel tecnicamente competente ma pigro, destinato a essere dimenticato ben prima del suo predecessore. Ancora una volta, la Disney ha preferito la strada più comoda della comfort-zone, del già visto e del filmetto da divano, rispetto al rischio di proporre qualcosa di veramente originale.

★ ★ ½

ok

Non perderti le novità!

Inviamo solo notifiche delle nuove pubblicazioni, Promesso!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Non perdere gli articoli de I Soliti Cinefili!

Rimani aggiornato su tutte le news, curiosità e aggiornamenti sulla settima arte. Seguici sui nostri canali social: Instagram, Facebook, TikTok, e Threads

Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.