La recensione del film Wicked: Parte 2

Wicked: Parte 2 aggiunge minutaggio alle criticità della Prima Parte

A pochi mesi di distanza dal successo della prima parte, tanto al botteghino quanto nella critica specializzata, arriva in sala Wicked: Parte 2. Ecco la recensione del film di Jon M. Chu con protagoniste Ariana Grande e Cynthia Erivo.

Wicked: Parte 2, la trama del film con Ariana Grande e Cynthia Erivo

Con il titolo originale Wicked: For Good, il film del 2025 è la seconda e conclusiva parte di uno dei fenomeni della passata stagione cinematografica. Diventando l’adattamento più remunerativo di un’opera di Broadway, con oltre 750 milioni$ al botteghino internazionale, ed uno dei film più acclamati dalla critica dello scorso anno, arrivando anche a 2 premi Oscar su 10 candidature, Wicked conclude la sua corsa. Ecco la sinossi ufficiale di Wicked: Parte 2:

Ormai demonizzata come la Strega Malvagia dell’Ovest, Elphaba vive in esilio nella foresta di Oz, continuando la sua lotta per la libertà degli animali cercando disperatamente di rivelare la verità sul Mago. Glinda, nel frattempo, è diventata l’emblema della bontà per tutta Oz, vive nel palazzo della Città di Smeraldo e gode dei vantaggi della fama e della popolarità.

Mentre la celebrità di Glinda cresce e si prepara a sposare il Principe Fiyero in uno spettacolare matrimonio oziano, è tormentata dalla separazione da Elphaba. Tentando una riconciliazione, i suoi sforzi vedranno tuttavia un fallimento nell’allontanare ulteriormente l’amica. Con la folla inferocita sollevata contro la Strega Malvagia, Glinda ed Elphaba dovranno confrontarsi con sincerità ed empatia, se vorranno cambiare se stesse e tutta Oz, per sempre.

La recensione del film Wicked Parte 2

Wicked: Parte 2, la recensione: come appesantire inutilmente un magico musical

Elphaba è tornata per sollevarmi il morale.

Mettiamo momentaneamente da parte questo “momento di gelo”, tornerà in seguito. In linea con l’analisi di Wicked: Parte 2 è infatti doveroso, inizialmente, sottolineare un aspetto determinante. Non ci si può infatti riferire a 2 film diversi diretti da Jon M. Chu, ma ad una stessa opera divisa a metà per rincorrere gli aspetti distributivi.

Occorre dunque approcciarsi a Wicked: Parte 2 anche nell’interezza dei suoi precedenti 160′, al fine di ottenere una visione d’insieme. A tal proposito tutti gli aspetti narrativi e stilistici, avanzati nella precedente recensione, vengono riportati ad amplificati anche in riferimento a questa fine del viaggio. Si tende infatti a spendere poche parole sull’impianto più propriamente tecnico e scenico.

I fiabeschi effetti speciali e le imponenti scenografie aiutano a supportare un magico musical, ben coreografato e con spezzoni degni di Broadway, sebbene la seconda parte sia priva dell’effetto “wow” della prima metà. Una splendente impalcatura di scena dunque, che a poco porta se il suo contenuto si mostra vuoto e allo stesso tempo caotico. Come premesso, con Wicked: For Good è possibile tracciare una visione d’insieme volta a confermare tutti i dubbi e le criticità della Prima Parte.

Innanzitutto il film fallisce quasi completamente il bilanciamento dei toni nell’approccio narrativo, non trovando mai veramente equilibrio tra dramma, giocosità del musical ed umorismo. Quest’ultimo si limita infatti a siparietti dall’intento comico (giusto l’intento) e allo spicciolo fan service, non indovinando i rispettivi tempi comici. Si faceva riferimento alla freddura trascritta ad inizio recensione, per l’inizio di una serie di scene deliranti dalla totale assenza di pathos.

Di un raro anticlimatico la tragicomica scomparsa della sorella di Elphaba, lasciando anche basiti sul confronto immediatamente successivo tra le due protagoniste. Le gestione dei tempi non è infatti il punto forte di Wicked, per un minestrone al confetto annacquato per oltre 300 minuti. Un aspetto quest’ultimo reso palpabile anche dallo sfruttamento di tutti i personaggi della storia.

Il film porta infatti in scena un intero “mondo” di caratteri e rispettive voci…tanti personaggi, troppi, soprattutto rispetto al “respiro narrativo” di ciascuno. Ad eccezione del rapporto di Elphaba e Glinda, vero ed unico motore del racconto, le rispettive sottotrame vengono infatti tagliate con l’accetta, avvertendo la necessità di maggior tempo e, contemporaneamente, rendendosi conto della già citata gestione dei totali 300 minuti.

Che siano i giochi di potere di Mago e Madame Morrible, il triangolo amoroso, le aspirazioni dei personaggi terziari, fino all’indecoroso sfruttamento di Dorothy e crew, il tutto diventa un inutile ornamento nel tentativo di conferire maggiori sfaccettature al rapporto tra le due protagoniste. Apriamo una parentesi sul discorso “marketing” all’interno di Wicked: For Good, in particolare per il suo forzato collegamento con Il mago di Oz.

Dopo gli evitabili ammiccamenti della Prima Parte, in questi nuovi 130′ si assiste ad una continua serie di evidenti forzature di trama per cercare di far incastrare i tasselli. Si scatena un tornado solo per uccidere Nessarose (non c’era un modo più semplice e pratico?), dando il via ad una catena di eventi improbabili, dall’arrivo casuale di Dorothy alla nascita dell’Uomo di Latta e tutti gli altri.

Si arriva dunque a Il mago di Oz ma, allo stesso tempo, tradendolo. Ecco allora che lo stesso Uomo di Latta, guscio vuoto senza emozioni e desideroso di ritrovare un cuore e l’amore, diventa vendicativo, il Leone Codardo un guerrafondaio (lo Spaventapasseri non pervenuto) e, da giovane eroina, Dorothy si trasforma in un sicario al soldo del villain.

Wicked si continua a sottolineare il valore del scegliere come raccontare una storia, ribaltando le concezioni ed i ruoli dei suoi personaggi. L’idea sarebbe infatti quella di giocare sulla linea grigia che separa il bianco e nero, rendendo eroina la villain per eccellenza, ma tramutandosi in una favola nettamente divisa tra buoni e cattivi, non riuscendo mai veramente a dare profondità.

I ruoli sono infatti ben definiti e poco ci si sposta da questi. L’unico personaggio che sembrerebbe porsi veramente nel mezzo è quello della Glinda di Ariana Grande che, invece di essere il determinante ago della bilancia, finisce con l’essere un pesce fuor d’acqua senza un vero peso specifico, tanto nella narrazione quanto nella messa in scena.

Indiscutibili infatti le capacità canore e di performance delle due protagoniste ma, mentre Elphaba riesce a far vincere l’epicità del personaggio, le bolle di sapone attorno a Glinda continuano solo a scoppiare senza far rumore. In conclusione, già nella prima parte di Wicked si poteva intuire tutti i suoi punti di forza e di fatale criticità, aggiungendo a questi “solo” altri 140 minuti.

Un musical energico che fa sfoggio della sua magica messa in scena e che può contare su una dominante Cynthia Erivo che, tuttavia, fallisce tutto il resto, dalla gestione del tempo a quella dei personaggi, dalla sua semplice trama inutilmente resa complicata al bilanciamento dei toni.

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Vittorio Pigini
v.pigini3@studenti.unimc.it

Laureato in Giurisprudenza, diplomato in Amministrazione Finanza e Marketing, ma decisamente un Hobbit mancato. Orgogliosamente nerd e da sempre appassionato al mondo cinematografico, con il catartico piacere per la scrittura. Studioso della Settima Arte da autodidatta, con dedizione e soprattutto passione che mi hanno portato a scrivere di cinema e ad avvicinarmi alla regia.