
13 Dic 2025 L’ombra del corvo: protetti dalle ali piumate del dolore
Approdato nelle sale italiane dall’11 dicembre 2025, L’ombra del corvo è il primo film scritto e diretto dal regista inglese Dylan Southern. Ecco la recensione del film che vede protagonista un intenso Benedict Cumberbatch.
L’ombra del corvo, la trama del film con Benedict Cumberbatch
Tratto dal libro Il dolore è la cosa con le piume di Max Porter, L’ombra del corvo (in originale The Thing with Feathers) è il primo film scritto e diretto dall’autore inglese Dylan Southern, dopo un’esperienza nel mondo del documentario.
Il film è un dramma fantastico che verte sul dolore provato dal personaggio protagonista, il Padre, in seguito alla scomparsa di sua moglie. Nel processo per affrontare l’elaborazione del lutto, oltre all’accudimento dei due figli, ecco palesarsi un oscuro ospite indesiderato, Corvo. Lo scontro interiore ed esteriore sarà tuttavia necessario per raggiungere un nuovo equilibrio in casa.

L’ombra del corvo, la recensione: accogliere il dolore
Dovremmo parlare della differenza tra dolore e disperazione.
Quello di perdere una compagna di vita, una persona estremamente cara, arriva ad assumere forme di un dolore indicibile, che non potrà mai essere veramente superato. La domanda in tal caso sorgerebbe spontanea: deve essere superato? Tenere vivo il ricordo di chi non c’è più è forse l’unica cosa da fare, ma quello stesso ricordo può portare ad una moltitudine di conseguenze, anche quelle distruttive.
Il rischio del personaggio del Padre sta proprio qui, nel continuare a rincorrere il fantasma della moglie sperando (autoingannandosi) che un giorno tornerà da lui e dai suoi figli. Il ricordo si trasforma dunque nella dipendenza da una condizione ormai scomparsa, afferrando il vento o un lenzuolo estremamente trasparente. Il primo film scritto e diretto da Dylan Southern è dunque la vera essenza dell’elaborazione del lutto, sulla strada più semplice ed efficace da seguire.
Dal punto di vista analitico e di possibili riflessioni in merito alla visione, infatti, si potrebbe aggiungere davvero poco a L’ombra del corvo che non sia stato mostrato su schermo. Il film rispetta con ossequio le 5 fasi dell’elaborazione del lutto: Negazione (Padre), Rabbia (Corvo), Contrattazione (Bambini), Depressione (Demone), fino alla conclusiva e determinante Accettazione.
Lineare e metodico dunque il registro narrativo impiegato dall’autore nel film dove, ciò che colpisce, sta proprio nella sua messa in scena. Rinchiuso in un claustrofobico formato, il film resta in sospeso tra dramma e thriller psicologico nell’arco dei suoi 100 minuti, con L’ombra del corvo che riesce a mettere a segno una serie di trovate visive e concettuali davvero affascinanti.
Per quanto concerne il primo aspetto, il film presenta innanzitutto un colpo d’occhio davvero notevole. Ad essere valorizzati sono infatti i suoi chiaroscuri che arrivando a restituire su schermo una visione cupa e desolante, riuscendo anche ad indovinare diverse trovate oniriche, scadendo forse negli espedienti più prettamente orrorifici (soprattutto se il film non ha nessuna intenzione di raggiungere quel determinato campo da gioco).
Dal punto di vista concettuale, l’elemento forse più affascinante di L’ombra del corvo sta proprio nella “consistenza” della presenza che svolazza in casa. Già lo splendido Babadook di Jennifer Kent, ed affini, mostrava come il dolore provato nel perdere una persona cara potesse essere talmente grande da incarnarsi in un’altra entità. Si aggiunga a questo anche l’ombra, sempre dietro l’angolo, che segue senza respiro un genitore lasciato solo ad accudire i propri figli.
Ombra dunque, che arriva letteralmente ad incarnarsi seguendo il fantastico o che resta sospesa nell’immaginazione del protagonista, con il cinema che si è più volte divertito a sperimentarlo nei modi più disparati, da Donnie Darko a Jojo Rabbit passando per Birdman. A tal proposito, ecco appunto quella “Cosa con le piume” che gracchia alle orecchie di un intenso e struggente Benedict Cumberbatch, già al cinema nel 2025 con La trama fenicia e I Roses.
L’uccello del malaugurio, “famiglio” della tradizione legata a Edgar Allan poe, resta cinematograficamente uno degli animali più intriganti e dal grande potenziale visivo ed analitico. Nel film di Dylan Southern, lo scomodo consigliere alato arriva ad incarnarsi in una figura che riesce a conquistare a più riprese la scena, soprattutto esteticamente ma non solo.
Il personaggio di Corvo, infatti, non è così facilmente identificabile, rappresentando sì l’entità che accompagna e conclude l’elaborazione del lutto, ma incarna altresì una figura più stratificata. Figlio e frutto del lavoro artistico del Padre (comunque mai veramente approfondito), Corvo non resta unicamente appollaiato sulla spalla del tormentato protagonista, ma appunto inizia a coinvolgere attivamente anche i figli.
Dal rappresentare la semplice manifestazione del disagio del Padre, l’entità sospesa tra avversario (non nemico) e protettore diventa ufficialmente un quarto coinquilino della casa, incarnazione di quel dolore, di quel ricordo da accogliere sul divano.
In conclusione, il biglietto da visita del nuovo film di Dylan Southern colpisce decisamente nel segno, portando su schermo una narrazione metodica con diversi guizzi nella sua messa in scena. Valorizzando location e particolari, la cupezza ed il dramma del film vengono raccolti con intensità da un ottimo Benedict Cumberbatch.
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