Duse Duse recensione

Duse, recensione del film di Pietro Marcello

Presentato in Concorso alla 82esima Mostra Del Cinema di Venezia, Duse di Pietro Marcello narra dell’ultimo periodo di vita e carriera della celebre diva italiana Eleonora Duse. Dopo il documentario Duse The Greatest di Sonia Bergamasco, Valeria Bruni Tedeschi interpreta l’ottava meraviglia del mondo per un film prodotto da Rai Cinema. Direttamente da Venezia 82, ecco la recensione di Duse, il film di Pietro Marcello.

Duse
Duse recensione

Duse, trama del film di Pietro Marcello

Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma, nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico.
Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza.

Con la sua arte come unica arma, sfida il tempo e il disincanto, trasformando ogni parola e ogni gesto in un atto rivoluzionario. Ma il prezzo della bellezza contro la brutalità del potere e della Storia è alto: gli affetti sembrano dissolversi e la sua salute si aggrava. Eppure, Eleonora affronterà l’ultimo viaggio dimostrando che si può rinunciare alla vita stessa, ma mai alla propria natura.

Duse: recensione del film di Pietro Marcello

Eleonora Duse, icona del teatro italiano ed europeo del primo Novecento, è una personalità che ha alternato stelle e stalle nella sua carriera. Nonostante la sua fama leggendaria, della “Divina” non rimangono testimonianze sonore della sua arte scenica, solo qualche immagine fotografica e un breve filmato d’epoca. La sua eredità artistica si è progressivamente sbiadita nel tempo, spesso eclissata dalla figura ingombrante di Gabriele D’Annunzio e dalla loro celebre storia d’amore.

Il regista Pietro Marcello ha tentato di portare al cinema una figura sfaccettata, concentrandosi sui suoi ultimi anni di carriera (1917-1923). Il film ritrae un’attrice ormai celebre ma provata dalla tubercolosi, che decide di tornare sui palcoscenici italiani dopo un lungo ritiro, post Prima Guerra Mondiale e dall’emergente fascismo.

Nonostante le buone premesse, l’opera si rivela un insuccesso totale. Il film tradisce le aspettative riposte nel talento di Pietro Marcello, dimostrato in precedenza con Martin Eden (2019).

La sceneggiatura, firmata da tre autori (Letizia Russo, Guido Silei e lo stesso Marcello), presenta gravi lacune. Pur ammettendo evidentemente la difficoltà di rendere accessibile al pubblico moderno l’epoca e il suo linguaggio, il copione risulta prevedibile e incapace di trasmettere l’eccezionalità del personaggio. I dialoghi spesso cadono nel ridicolo, compromettendo l’opera

Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo protagonista delude; dopo la convincente interpretazione ne L’Arte della Gioia sotto la direzione di Valeria Golino, qui ricade nei suoi difetti più evidenti: smorfie eccessive, gestualità artificiale e un modo di parlare troppo teatrale che impedisce qualsiasi immedesimazione in un’opera sul grande schermo. Non riesce mai a trasformarsi in Eleonora Duse, rimanendo sempre troppo se stessa.

Il cast maschile segue questa tendenza all’iperbolico, sovraccaricando ogni battuta di drammaticità. L’unica nota positiva è Noémie Merlant nel ruolo di Enrichetta. L’attrice francese è pacata, e recita senza cadere negli eccessi che caratterizzano il resto del cast.

In definitiva, Duse di Pietro Marcello risulta retorico, mancando completamente l’obiettivo di rivalutare l’importanza storica della protagonista, riducendola a una semplice donna famosa alle prese con l’invecchiamento e i problemi personali, senza riuscire a illuminare il suo genio artistico e la sua rilevanza culturale.

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Dario Vitale
dario28vitale11@gmail.com

Passo il tempo libero guardando film belli. Mi piace anche leggere (pensa un po’!). Ogni tanto suono. Ah sì, sono uno studente di lingua giapponese che tenta di prendere la magistrale.